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pubblicato il 02/ott/2013 14:48

Immigrati: Cgil, oltre 1,2 mln vivono in sofferenza e disagio lavoro

(ASCA) - Roma, 2 ott - Oltre un milione e duecentomila lavoratori immigrati vivono nell'area della sofferenza e del disagio occupazionale per effetto della crisi che si e' abbattuta con violenza sul loro lavoro e, piu' in generale, sulla loro vita. Una condizione estremamente difficile che tenta quasi un immigrato su due ad affrontare una nuova migrazione. Sono i dati che emergono da una ricerca promossa dall'Associazione Trentin-Isf-Ires e dalla Cgil Nazionale, dal titolo ''Qualita' del lavoro e impatto della crisi tra i lavoratori immigrati'', presentata oggi in corso d'Italia. Uno studio che da un lato calcola la platea di lavoratori immigrati 'parcheggiati' in quell'area definita della sofferenza (ovvero quella fetta di popolazione in eta' da lavoro formata da disoccupati, scoraggiati disponibili e cassintegrati) e nell'area del 'disagio occupazionale (coloro che invece hanno un'occupazione a termine perche' non hanno trovato un lavoro a tempo indeterminato e dai part timer involontari); e dall'altro riporta i risultati di un'indagine, condotta su oltre mille migranti intervistati, per conoscere gli effetti della crisi, sia sul piano lavorativo che su quello legato alla vita sociale e ai processi d'integrazione. Una ricerca che, come affermato dal segretario confederale della Cgil, Vera Lamonica, nel suo intervento, ''mette il dito in una delle piaghe della condizione sociale nel nostro Paese. I lavoratori e le lavoratrici migranti pagano gli effetti della crisi in maniera pesante: sono piu' disoccupati, piu' sottopagati e sfruttati, piu' irregolari''.

Cosi' sulla stessa linea l'intervento del presidente dell'Associazione Trentin, Fulvio Fammoni, secondo il quale ''peggiorano sensibilmente nella crisi le condizioni in cui versano i lavoratori migranti''. Il quadro di riferimento vede i lavoratori immigrati rappresentare il 10,2% del totale degli occupati (secondo i dati Istat relativi alla media delle forze di lavoro del 2012) e si concentrano soprattutto in alcuni settori, come i servizi collettivi e alla persona (37,4%) e le costruzioni (18,9%). La ricerca Trentin-Isf-Ires e Cgil riporta che tra il 2011 e il 2012, con il protrarsi della crisi economica, il tasso di occupazione degli stranieri e' diminuito del -1,7%, il tasso di attivita' e' rimasto sostanzialmente invariato, mentre quello di disoccupazione e' aumentato del +2%, passando dal 12,1% del 2011 al 14,1% del 2012.

Dato il contesto lo studio misura la consistenza reale del non lavoro, contando gli esclusi dal mondo del lavoro attraverso l'area della sofferenza. Nello specifico gli immigrati in 'sofferenza' sono oltre 527 mila (13,7%) e gli italiani quasi 3 milioni e 800 mila (10,6%). Rispetto al 2011 i primi sono cresciuti di 101 mila unita' (con una variazione percentuale del +23,7%) e i secondi di 670 mila (+21,4%).

Accanto alla sofferenza di chi non lavora, e' stato anche considerato il disagio di chi lavora sotto condizioni diverse da quelle auspicate, ovvero l'area del 'disagio occupazionale'. In termini di valore assoluto gli immigrati in eta' da lavoro in 'disagio' sono oltre 706 mila (18,4%) e rispetto all'anno precedente sono cresciuti di 90 mila unita' (+14,5%.) mentre gli autoctoni sono oltre 3 milioni e 400 mila (9,5%) e sono aumentati di 220 mila unita' (+6,9%). red/glr

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