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pubblicato il 29/gen/2013 18:37

Ilva: Federacciai, se chiude aggravio 7,5 mld per bil.commerciale (RPT)

(RIPETIZIONE CORRETTA).

(ASCA) - Milano, 29 gen - Un'eventuale chiusura dello stabilimento Ilva di Taranto provocherebbe un danno al settore siderurgico italiano compreso tra i 2,5 e i 5 miliardi di euro all'anno, con un aggravio complessivo per la bilancia commerciale italiana quantificabile tra i 5 e i 7,5 miliardi di euro all'anno. La stima e' di Antonio Gozzi, presidente di Federacciai, che in un'intervista all'ASCA fa il punto sullo 'stato di salute' del settore siderurgico italiano alla luce della vicenda Ilva. ''E' una situazione che provoca grave apprensione'', spiega Gozzi chiarendo che per il momento a Taranto ''e' difficile continuare la produzione a livelli normali'' e che proprio per questo ''il presidente Ferrante fa fatica a pagare gli stipendi''. Ma Gozzi guarda soprattutto al futuro e mette in guardia dalle possibile ripercussioni che una chiusura definitiva dell'Ilva provocherebbe non solo sulla siderurgia italiana, ma sull'intero sistema Paese. ''L'Ilva - spiega - produce e vende ogni anno circa 5 milioni di tonnellate di prodotti siderurgici. Se dovesse chiudere, occorrerebbe importare questi 5 milioni di tonnellate. Cosa che provocherebbe un aumento dei costi di logistica e trasporto''. L'alternativa alla chiusura e' soddisfare tutte le prescrizioni necessarie per l'Aia (Autorizzazione integrata ambientale). Operazione, questa, che costa all'azienda 3 miliardi di euro in tre anni. Anche se, tiene a sottolineare ancora il presidente di Federacciai, dal punto di vista dell'impatto ambientale, i principali poli siderurgici europei ''sono tutti esattamente nelle stesse condizioni di Taranto''. Fa eccezione soltanto lo stabilimento austriaco di Linz, ''un punto di riferimento per la siderurgia globale''.

fcz/sam/bra

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