martedì 17 gennaio | 22:43
pubblicato il 16/mar/2016 17:22

Il lavoro che verrà, seminario Enbifa su nuovi modelli

Con particolare attenzione al mondo assicurativo

Il lavoro che verrà, seminario Enbifa su nuovi modelli

Roma, (askanews) - Il progresso tecnologico impone cambiamenti anche al mondo del lavoro che evolve verso nuovi modelli. Se ne è parlato in un seminario organizzato da Enbifa, l'Ente nazionale bilaterale per la formazione assicurativa, di cui fa parte anche l'Ania, l'associazione nazionale delle imprese assicuratrici, alla presenza di numerosi esperti, tra cui il professore emerito di Sociologia del lavoro presso l'Università La Sapienza di Roma, Domenico De Masi. Il fenomeno interessa anche il mondo delle assicurazioni, un settore che in Italia vede la presenza di 226 imprese (dato del 2014) e che impiega poco meno di 48 mila dipendenti. Complessivamente il settore assicurativo dà lavoro a circa 300 mila persone, con un volume premi del settore assicurativo che rappresenta l'8,9% del Pil italiano.

Un'attenzione particolare va data ai giovani, i primi coinvolti dal cambiamento prodotto dalle nuove tecnologie, come ha spiegato il presidente dell'Ania, Bianca Maria Farina, aprendo i lavori del seminario:

"Bisogna imparare a lavorare in un modo diverso. Allora ripeto: noi dobbiamo essere più attenti ai giovani, ma noi dobbiamo anche fare in modo che i giovani siano preparati a mestieri diversi, che abbiano la flessibilità di testa, di dire 'non mi fossilizzo, vado incontro al nuovo', perché il nuovo non è una minaccia. Il nuovo è un'opportunità".

Del resto, come ha evidenziato il professor De Masi, i processi tecnoligici che influiscono sul cambiamento del modello di lavoro sono molteplici:

"Le variabili che determinano il cambiamento del lavoro sono tre, soprattutto le tecnologie. Ci sono ormai non solo tecnologie informatiche, ma nanotecnologie, biotecnologie, nuovi materiali, laser, intelligenza artificale e poi c'è la globalizzazione naturalmente. Sono i due fattori che fanno cambiare, da una parte, dall'altra sempre e maggiore scolarizzazione della società e un numero maggiore di viventi, perché siamo 7 miliardi. Fra 10 anni saremo 8 miliardi".

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