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pubblicato il 21/feb/2013 11:04

Ifil-Exor: Gabetti, non posso accettare onta di una condanna (1 Upd)

(ASCA) - Torino, 21 feb - ''Non posso accettare di concludere la mia esistenza sotto l'onta di una condanna tanto estranea al mio operato''. E' quanto ha detto questa mattina nella sua dichiarazione spontanea alla vigilia della sentenza prevista per questo pomeriggio, Gianluigi Gabetti, ex presidente di Ifil e oggi presidente d'onore di Exor, al processo d'appello sull'equity swap che nel 2005 consenti' alla finanziaria del Gruppo Agnelli di mantenere il controllo della Fiat senza ricorrere a un'opa. Un intervento accorato quello di Gabetti, in cui esordisce facendo riferimento alla sua eta' avanzata, ''sono giunto al passo estremo della mia vita'', ha sottolineato l'ex manager ultraottantenne. ''Non sono stato mosso - ha affermato Gabetti - da alcuna intenzione di influire in modo fuorviante sull'andamento del prezzo dei titoli, ne' sono stato sfiorato in alcun modo dal dubbio che un tale evento potesse verificarsi''. Gabetti ripercorre il periodo a cavallo dell'agosto 2005 quando venne diffuso il comunicato incriminato. ''Il 24 agosto del 2005 mi trovavo negli Stati Uniti e precisamente a East Hampton dove mi ero recato ai primi del mese per trascorrere le vacanze estive con la famiglia. Ero stato colpito da una broncopolmonite ed ero ancora convalescente. Quando ero partito dall'Italia - ha proseguito Gabetti - mi ero lasciato con l'avv. Franzo Grande Stevens con l'intesa che egli avrebbe incominciato a verificare la possibilita' di utilizzare azioni costituenti oggetto di una operazione di equity swap, che sarebbe scaduta nel 2006 e in corso tra Exor e Merrill Lynch, allo scopo di evitare una diluizione della quota di Ifil nel capitale Fiat e che di tutto cio' avremmo poi parlato al mio rientro in Italia. Fino al giorno 24 non ebbi alcun contatto con l'avv. Grande Stevens e non seppi quindi nulla di suoi incontri e colloqui con dirigenti e funzionari della Consob''. ''Il giorno 24 agosto verso le 8 del mattino - ha detto ancora Gabetti - mia figlia Cristina mi avverti' di una chiamata telefonica dall'Italia e seppi cosi della richiesta di comunicato da parte della Consob e della risposta che era stata gia' preparata. Appresi anche in quella occasione che la risposta era stata approvata dall'avvocato Grande Stevens.

Mi misi quindi in contatto con lui; appresi molto sommariamente dei rapporti che egli aveva avuto con la Consob ed ebbi la rassicurazione che il testo del comunicato era gia' noto alla Consob ed era coerente con quanto aveva costituito oggetto dei suoi contatti con tale Istituto. Da parte mia fui rassicurato dalla costatazione che il comunicato avrebbe contenuto un chiaro riferimento alla determinazione di Ifil di rimanere azionista di riferimento di Fiat. Questo concetto mi apparteneva in modo particolare ed era stato reso pubblico da me in piu' di una occasione''.

''Non so veramente che altro avrei potuto fare o dire - ha concluso - sulla base delle informazioni a me disponibili''.

eg/mau

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