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pubblicato il 21/feb/2013 15:05

Ifil-Exor: Gabetti e Grande Stevens condannati a 1 anno e 4 mesi

Ifil-Exor: Gabetti e Grande Stevens condannati a 1 anno e 4 mesi

(ASCA) - Torino, 21 feb - La Corte d'Appello di Torino ha condannato oggi Franzo Grande Stevens e Gianluigi Gabetti per aggiotaggio informativo ad un anno e 4 mesi di reclusione con la sospensione condizionale della pena in relazione al comunicato del 2005 sulle intenzioni del gruppo Agnelli sul titolo Fiat. Entrambi gli imputati sono stati inoltre condannati a 600mila euro di multa e all'interdizione di un anno dai pubblici uffici, mentre Grande Stevens e' stato anche condannato alla interdizione per un anno dalla professione di avvocato. Le societa' Ifil e Giovanni Agnelli Sas sono invece state assolte perche' il fatto non sussiste. La V sezione presieduta da Roberto Pollini ha cosi' rovesciato il giudizio di primo grado nel quale Gabetti e Grande Stevens erano stati assolti. Successivamente la Cassazione aveva pero' annullato la sentenza nei loro confronti confermando invece l'assoluzione per il terzo manager coinvolto nel processo, Virgilio Marrone. Il pg Giancarlo Avenati Bassi aveva chiesto una condanna a due anni e 6 mesi per Franzo Grande Stevens e a due anni per Gianluigi Gabetti. Secondo i giudici quindi, il comunicato che il 24 agosto 2005 la Ifil diffuse, su richiesta della Consob, fu non veritiero e idoneo a influenzare il mercato e i responsabili di quel documento sono stati individuati nell'ex presidente della societa' che lo emise, Gabetti appunto, e Grande Stevens, ufficialmente consulente giuridico della societa' per questa operazione, ma secondo il pg al processo Giancarlo Avenati Bassi, vero autore del comunicato stesso. Dura la reazione della difesa, da cui si e' levato il commento ''questo e' giustizialismo''. ''Una sentenza inimmaginabile'', ha commentato a caldo Grande Stevens, mentre Gabetti ha aggiunto ''Mi aspettavo un risultato diverso''. Per Gabetti e Grande Stevens, il reato si prescrivera' comunque il prossimo 24 febbraio, ovvero sette anni e mezzo dopo i fatti. Oggi sono anche state rigettate le richieste delle parti civili. ''Non so come il giudice abbia potuto ignorare la nostra posizione'', ha detto Emanuela Di Lazzaro, legale della Consob. eg/sam/

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