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pubblicato il 05/feb/2015 16:37

I 5 scogli dove si incaglia il piano Tsipras su debito Grecia

Il piano del leader di Syriza bloccato su vari aspetti chiave

I 5 scogli dove si incaglia il piano Tsipras su debito Grecia

Roma, 5 feb. (askanews) - Come era prevedibile, nei pochi giorni seguiti alla vittoria elettorale di Syriza in Grecia, il movimento di sinistra intransigente guidato da Alexis Tsipras, sono rapidamente venuti al pettine i nodi che dividono il nuovo governo dalle istituzioni europee e dai maggiori paesi partner, creditori della Grecia.

IL PRESTITO PONTE CHE NON C'E'. Il primo scoglio è costituito dal "prestito ponte" che i greci chiedono per coprire le esigenze di finanziamento da qui a quando, presumibilmente, sperano di chiudere un accordo complessivo. Fino a maggio quindi, ha fatto sapere oggi il ministro delle Finanze Yanis Varoufakis. Il problema è che il canale di finanziamento a cui sembravano pensare, la Bce, ha mostrato una immediata chiusura. Ieri, al termine di un incontro Varoufakis, l'istituzione ha fatto filtrare che il presidente Mario Draghi gli ha eloquentemente "chiarito" quale sia il mandato della Bce. E' subito apparso un chiaro riferimento al divieto esplicito di finanziamento dei debiti pubblici. L'idea di costruire il prestito ponte emettendo titoli di Stato a breve scadenza da far comprare alla Bce è bocciata. Serve quindi un'altra strada. E va trovata in fretta perché a fine mese il programma di supporto europeo scade.

ATENE NON VUOLE PARLARE CON CHI GLI DOVREBBE DARE I SOLDI. Il secondo nodo è sulla stessa controparte negoziale con cui confrontarsi. Finora tutte queste vicende hanno visto un ruolo di primo piano da parte della Troika costituita da Commissione europea, Bce e Fmi. Tuttavia questo organismo è diventato un bersaglio privilegiato dei movimenti politici (in Grecia e non solo) che contestano le scelte economiche portate avanti dall'Ue (e in realtà da tutti i governi di Europandia). Ora Syriza si trova nella scomoda posizione di dover onorare le sue accuse passate, rifiutando il fatto che la troika abbia un ruolo nelle trattative. Dall'Ue ci sono sì state alcune aperture sulla prospettiva di una futura riforma dell'organismo, ma difficilmente sarebbe compatibile con tempi rapidi. Quindi al momento o Atene ammorbidisce le sue pretese oppure sarà difficile anche solo avviare i negoziati.

LA PROPOSTA DI TAGLIO CHE NON SI PUO' NON RIFIUTARE. Un terzo nodo chiave è rappresentato da cosa ci sia sul tavolo. Servirebbe un qualcosa di vagamente condiviso da cui partire cercando, ognuno, di tirare da un parte piuttosto che dall'altra. O almeno di solito le trattative consistono in questo. Finora invece gli esponenti di Syriza hanno rigorosamente affermato di puntare ad un taglio netto e consistente della mole del debito greco, che però significa implicitamente una insolvenza. Uno scenario semplicemente inaccettabile per le istituzioni europee e per i maggiori partner, che sono ormai creditori diretti di Atene. Da parte di questi ultimi si è più volte ventilata l'idea di fare leva su proroghe alle scadenze dei pagamenti e limature sui tassi di interesse. Misure che consentirebbero di alleggerire in qualche misura il fardello del debito, ma non quel taglio consistente reclamato dai greci. Anche qui, a meno di un ammorbidimento delle posizioni da una parte o dall'altra, è difficile capire come si possa trovare una intesa.

IL DISASTRO REPUTAZIONALE SUI MERCATI. La partita va oltre l'ambito "domestico" dell'Unione monetaria. Tutti gli investitori che hanno avuto la malaugurata idea di scommettere nel suo recente ritorno sul mercato, dopo anni di stop, si ritrovano con titoli di Stato triennali che ora hanno un valore crollato di circa un terzo rispetto a quello di acquisto. Punirli in questo rischia di creare un effetto reputazionale così grave da impedire per molti anni il ricorso ai finanziamenti di mercato. Si allungherebbe il tempo in cui sarà necessario restare aggrappati agli aiuti Ue. A rimarcare l'allarmismo dei mercati oggi i tassi sui bond triennali ellenici hanno sfiorato il 19 per cento, mentre quelli sul decennale hanno superato l'11 per cento.

IL FMI PIU' DURO DELLA MERKEL. Non meno problematico è il rapporto con il Fmi. L'istituzione di Washington avrà pur fatto autocritica in passato per le politiche imposte alla Grecia, ma ora se possibile potrebbe mostrarsi perfino più intransigente dei tedeschi nel pretendere la restituzione di quanto erogato. Perché se si azzardasse a fare sconti aprirebbe un precedente dalle conseguenze imprevedibili su tutti i programmi di supporto attuali, futuri e forse anche passati con altri Paesi. Finora su questo versante i primi scambi non promettono bene. A fronte delle asserzioni, sempre di Varoufakis, dell'avvio di negoziati, dal Fmi hanno seccamente risposto che al momento non è stata aperta nessuna trattativa.

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