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pubblicato il 27/feb/2014 13:05

Green economy: Sviluppo sostenibile anti crisi, la ricetta degli esperti

(ASCA) - Roma 27 feb 2014 - Il green new deal potrebbe trovare nelle citta' la spinta per un cambiamento verso modelli economici innovativi e sostenibili, visto che nelle citta' vive il 68% della popolazione italiana. Lo evidenzia il Secondo Rapporto sulla Green economy presentato oggi da Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile ed Enea che sottolinea come gli attori di questo green new deal urbano siano molteplici: dai decisori politici agli impenditori locali; dai cittadini alla comunita' scientifica. Ecco la ricetta per il cambiamento.

Rifiuti: sono prodotti per la maggior parte in ambito urbano (75%). Molti potrebbero essere riutilizzati ed avere una seconda vita (ingombranti, apparecchiature elettriche, elettrodomestici ecc). Secondo l' Enea circa il 48% dei rifiuti elettrici ed elettronici potrebbe essere riutilizzato con un valore di mercato di 45 milioni di euro. Le raccolte differenziate sono ancora a macchia di leopardo sul territorio (fra le 16 citta' con piu' di 200.000 abitanti si passa dal 51,1% di Verona al 6,4% di Messina). Quello che emerge e' che dove le raccolte sono piu' alte e' inferiore il costo di gestione dei rifiuti per ciascun cittadino ( in un comune con una raccolta al 63% il costo annuo per abitante e' di 116,14 euro, in uno con una raccolta al 26% di 224 euro). Dal punto di vista del lavoro, un incremento di 1000 ton/anno di raccolta differenziata e riciclaggio creerebbe 8,5 posti di lavoro, pertanto il raggiungimento dell' obiettivo di riciclaggio del 50% creerebbe un' occupazione di 11.000 unita'.

Mobilita' Urbana: L' Italia e' ancora lontana da una mobilita' sostenibile a basso impatto ambientale. Ma ci sono citta' che guardano ai modelli d' oltralpe piu' evoluti. Torino, Brescia, Parma, Milano sono al top della classifica stilata da Euromobility sulla mobilita' sostenibile. Buon trasporto pubblico, car e bike sharing, tecnologie ICT (sistemi di trasporto intelligenti) hanno permesso di raggiungere questi risultati e Torino primeggia anche per un parco veicolare piu' ecologico della media italiana. Le citta' si sono cominciate a muovere anche grazie al Fondo per la mobilita' sostenibile di 200 milioni gestito dal Ministero dell' ambiente che ha interessato 14 aree metropolitane e 96 comuni, il fondo ha specialmente dato impulso alle creazione di nuove infrastrutture e servizi per il TPL, la mobilita' ciclistica e i parcheggi di interscambio. Con il fondo bike sharing sono stati co- finanziati 57 interventi. Ma resta ancora molto da fare: le metropolitane sono meno di 200 chilometri in solo 6 citta' (Milano, Roma, Napoli, Torino, Genova, Catania); nei capoluoghi la densita' delle piste ciclabili e' pari mediamente al 6% di quella della viabilita' per le auto (13,3km/100km2 contro 222 per le auto ma c'e' l' esempio virtuoso di Padova con 132,2 km di ciclabili ogni 100km2 e 286 km di viabilita' per le auto); l' Italia dopo Lussemburgo ha il primato in Europa di auto con 61 ogni 100 abitanti con il maggior numero nelle citta', in particolare a Roma con 68; negli spostamenti in un raggio di 50km e superiori ai 5 minuti solo il 15% delle persone usa i mezzi pubblici. Energia Emissioni: L' iniziativa Patto dei sindaci che coinvolge 2481 comuni italiani ha permesso un check up uniforme di consumi energetici e emissioni di CO2 e, grazie alle diagnosi energetico-ambientali necessarie per questo check up, si sono creati circa 20.000 esperti del settore. I comuni del patto hanno gia' avviato iniziative di risparmio energetico, le piu' comuni sono il rifacimento dell' illuminazione pubblica a LED e le certificazioni energetiche, poco sviluppato invece il ricorso alle fonti rinnovabili. Un intervento innovativo e' stato quello dei condomini intelligenti in provincia di Genova per diminuire i consumi e aumentare la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili.

Resta ancora aperto Il grande capitolo dell' efficienza energetica (gli edifici italiani consumano il 30-60% in piu' della media degli edifici europei), tutti gli interventi finora realizzati si devono alla detrazione prevista -ora al 65%- delle spese sostenute. Dall' analisi quantitativa degli interventi emerge che solo il 20% del patrimonio edilizio e' stato ristrutturato nei 12 anni di attivita' degli incentivi di cui solo il 30% dedicato all' efficienza energetica.

red/mpd

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