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pubblicato il 07/lug/2015 20:10

Grecia, vertice interlocutorio, domani Atene chiede nuovo aiuto

Debutta Tsakalotos, ma a mani vuote, alcuni ministri irritati

Grecia, vertice interlocutorio, domani Atene chiede nuovo aiuto

Roma, 7 lug. (askanews) - Un altro vertice solo interlocutorio, vedi inconcludente sulla Grecia. Il neo ministro delle Finanze Euclide Tsakalotos e successivamente il premier Alexis Tsipras si sono presentati sostanzialmente a mani vuote. Nessuna nuova proposta da sottoporre ai partner dell'area valutaria, nonostante la recentissima sonora bocciatura greca all'ultima offerta di aiuti dell'Ue, con il controverso referendum tenuto domenica scorsa proprio su impulso del governo greco.

Proprio per questo gli incontri a Bruxelles erano stati preceduti da un coro di richieste, affinché i greci portassero qualche idea concreta su cui far ripartire il dialogo. Invece serviranno ancora alcune ore, se tutto va bene. Fonti del governo greco hanno riferito che domani verrà presentata una nuova richiesta di aiuti che terrà conto dei rilievi sollevati dai creditori. L'ultimo piano elaborato dai greci, prima del referendum, era per un finanziamento pieno su due anni.

Al termine dell'Eurogruppo, il presidente Jeroen Dijsselbloem ha riferito che non appena questo avverrà convocherà una teleconferenza dei ministri delle Finanze per avviare il possibile iter - non scontato - di un negoziato.

Ma le banche greche sono sempre più a corto di contanti e si avvicina minacciosa la scadenza di circa 3,5 miliardi di euro di titoli di Stato da rimborsare alla Bce. L'istituzione monetaria è di fatto l'ultimo canale di accesso a limitate liquidità per il sistema ellenico. Se non venisse onorato questo debito il rubinetto si chiuderebbe inevitabilmente e subito. E sarebbe il collasso completo del sistema bancario greco, con pesantissime ripercussioni su tutta la sua economia reale.

Al momento peraltro tutto il percorso che bisognerebbe coprire per evitare uno scenario simile è in forse, perché questa richiesta formale da parte dei greci da cui si partirebbe ancora non c'è. "Non esiste ancora una base per dei negoziati", ha sintetizzato la cancelliera della Germania Angela Merkel. E qui "non è questione di settimane, ma di un paio di giorni".

Sulla stessa lunghezza d'onda il presidente francese Francois Hollande: le decisioni sulla Grecia vanno prese entro questa settimana. "Atene deve fare proposte credibili. Serve una prova di responsabilità, da parte dei greci, e di solidarietà e rapidità dagli altri". I due hanno partecipato ad una riunione ristretta con Tsipras e con il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker.

Secondo il presidente del Consiglio Matteo Renzi "con un po di buona volontà l'accordo può essere trovato. La mia preoccupazione non è tanto sulla situazione singola della Grecia - ha detto giungendo a Bruxelles - ma per il fatto che l'Europa possa rimanere vittima delle sue procedure".

In ogni caso si tratta di un altro vertice sostanzialmente inconcludente, convocato dal presidente del Consiglio europeo Donald Tusk. Secondo alcune ricostruzioni di stampa l'atteggiamento greco avrebbe suscitato irritazione da parte di diversi ministri. Eloquenti, in questo senso, le dichiarazioni dello spagnolo Luis de Guindos: "Non c'è stata proposta, abbiamo parlato di cose generali, non abbiamo tempo da perdere", ha detto.

Il tutto mentre le riunioni si erano aperte con il monito non proprio ben augurante del vicepresidente della Commissione Vladis Dombrovskis: "Se non si ricostruisce la fiducia con le riforme, non si può escludere" una uscita dall'euro. E questo da colui che formalmente è il responsabile dell'euro nell'esecutivo comunitario.

Dichiarazioni con cui il lettone, considerato un esponente dell'alta intransigente, è sembrato perfino distanziarsi da Juncker: "Continuo a sostenere e sosterrò fino alla fine che bisogna evitare un'uscita della Grecia dall'Eurozona", aveva detto il lussemburghese durante una audizione all'europarlamento, animata da accese contestazioni da parte di alcuni eurodeputati. Intanto il tedesco Wolfgnag Schaeuble e altri ministri dell'area nordica hanno bocciato prima ancora che venisse formalizzata l'ipotesi di tagli al debito pubblico. "E' vietato dai trattati", ha detto il ministro teutonico.

Ma l'Ue "non si rassegna", perché l'ipotetica uscita della Grecia dall'euro "sarebbe un fallimento collettivo terribile", ha per parte sua affermato il commissario agli Affari economici, Pierre Moscovici. Sta ora alla Grecia "presentare delle proposte concrete, tangibili ed efficaci" per trovare una soluzione condivisibile su un eventuale nuovo programma di aiuti.

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