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pubblicato il 27/giu/2015 13:18

Grecia, Tsipras ribalta il tavolo: "Referendum sul piano Ue"

Scattano code ai bancomat. Eurogruppo potrebbe aprire a "Piano B"

Grecia, Tsipras ribalta il tavolo: "Referendum sul piano Ue"

Roma, 27 giu. (askanews) - La Grecia ribalta il tavolo. Con l'annuncio nel corso della notte di un referendum sul compromesso, che pure non ha ancora firmato, il premier Alexis Tsipras ha impartito l'ennesima ma anche la più drastica svolta a una partita negoziale che si trascina da mesi. Un colpo di mano che coglie tutti di sorpresa. "La gente deve poter decidere senza ricatti, il referendum si terrà il 5 luglio", di domenica, ha annunciato con un messaggio televisivo.

Il tutto mentre a Bruxelles sta per iniziare un nuovo Eurogruppo straordinario dei ministri delle Finanze la cui agenda sarà inevitabilmente stravolta da questa decisione. Teoricamente avrebbe dovuto mettere nero su bianco un accordo da far votare poi in tempi strettissimi al Parlemento greco, per poi consentire i via liberi parlamentari negli altri paesi in cui è richiesto, ad esempio Germania e Finandia. E quindi procedere allo sblocco di nuovi aiuti a favore della Grecia. Ma questo scenario or potrebbe essere del tutto compromesso.

Soprattutto si fa sempre più concreto il rischio di una insolvenza sul pagamento di 1,6 miliardi di euro che la Grecia deve versare entro il 30 giugno al Fondo monetario internazionale. E per cui l'ultima proposta avanzata dai creditori internazionali prevedeva, in caso di accordo, il versamento immediato di 1,8 miliardi di euro.

Ora invece il parlamento greco sarebbe stato convocato d'urgenza non per approvare o meno l'offerta di Ue e Fmi, ma per procedere con la convocazione del referendum il 5 luglio.

A questo punto l'Eurogruppo potrebbe trasformarsi in una riunione di emergenza per elaborare quello che fino ad oggi sembrava un tabù, un "piano B" per prepararsi alla concreta eventualità che la Grecia diventi ufficialmente insolvente (default) e si avvii su una spirale che potrebbe sfociare nell'uscita dall'euro se non dall'Unione europea stesa, come ipotizzato da alcuni osservatori dato che l'abbandono della valuta unica non è previsto dai trattati.

Dalla Grecia intanto giungono segnalazioni contrastanti su un aspetto chiave della partita: i ritiri di depositi dalle banche. L'associazione degli istituti ellenici ha smentito le notizie su problemi ai bancomat per ritirare contanti, assicurando che ci sono contati a sufficienza per far fronte alle richieste. Al tempo stesso però si moltiplicano le immagini inviate da persone comuni per la strada che ritraggono code ai bancomat stessi.

Ieri i creditori hanno avanzato quella che ha tutta l'aria di essere l'ultima offerta. Anche perché per la prima volta l'hanno quantificata in termini monetari: 15,5 miliardi di euro per prorogare di 5 mesi, fino a tutto novembre, il programma di aiuti che è stato esteso già due volte. 8,7 miliardi verrebbero dal vecchio fondo salva Stati europei, l'Efsf, reperendoli nelle risorse che erano state preventivate nel piano di aiuti originario per la ricapitalizzazione delle banche, dove restano a disposizione circa 10 miliardi. Altri 3,3 miliardi di euro arriverebbero dal programma Smp di acquisti di titoli di stato della Bce, mediante la rinuncia ad incassare le plusvalenze realizzate. Infine, altri 3,5 miliardi di euro verrebbero messi dal Fmi.

E già ieri le prime reazioni elleniche erano state tutt'altro che accomodanti. Tsipras aveva parlato di "ricatti" e "ultimatum" contrari allo spirito europeo, spingendo il presidente della Commissione europea a smentire che vi fossero ultimatum e a sostenere che semmai "anti europeo è chi non ascolta gli altri". La cancelliera della Germania Angela Merkel, che aveva avuto un breve incontro ristretto con Tsipras assieme al presidente Francese Francois Hollande, ha esortato la Grecia ad accettare l'offerta "straordinariamente generosa" avanzata dai creditori internazionali.

Ma Tsipras, sostenuto dagli esponenti di Syriza non ne ha voluto sapere. Quanto chiesto da Ue e Fmi "viola chiaramente i diritti fondamentali e sociali europei", ha detto. Asfissierebbe l'economia e porterebbe "all'umiliazione del popolo intero. Siamo responsabili del futuro del nostro paese - ha detto ancora il premier greco -. Questo ci obbliga a rispondere agli ultimatum ricorrendo alla sovranità popolare". Infine, ha promesso che rispetterà l'esito del voto. Questo aspetto è tutto da verificare. Perché da un lato il premier resta popolare nei sondaggi, ma gli stessi sondaggi finora hanno sostenuto che la maggioranza dei greci vuole restare nell'euro.

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