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pubblicato il 27/giu/2015 21:57

Grecia, referendum stronca negoziato e martedì aiuti finiscono

Eurogruppo respinge richiesta proroga. Ma la "porta resta aperta"

Grecia, referendum stronca negoziato e martedì aiuti finiscono

Roma, 27 giu. (askanews) - La situazione rischia seriamente di sfuggire di mano ad Alexis Tsipras. La mossa a sorpresa del premier greco, un referendum domenica 5 luglio sull'ultima proposta dell'Ue, sembra aver gravemente compromesso il futuro dell'intero Paese. Ha perfino preso in contropiede gli stessi negoziatori greci, che ieri notte stavano ancora trattando con le loro controparti europee e che hanno dovuto "prendere atto" della fine delle discussioni dal "tweet" del leader di Syriza che annunciava il voto popolare.

E stavolta la reazione dei partner di Eurolandia è stata dura, specialmente sulle prime. I ministri delle Finanze, convocati per l'ennesimo Eurogruppo straordinario, hanno seccamente respinto la richiesta ellenica di prorogare di un altro mese il piano di aiuti, in modo da far votare il referendum senza problemi di liquidità. "Per quanto triste, il programma di aiuto si concluderà martedì sera", ha detto chiaro e tondo il presidente dell'Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem. Intanto i partner si dicono pronti a intraprendere "tutte le misure necessarie per garantire l'integrità dell'area valutaria".

La Bce ha convocato una riunione del Consiglio direttivo domani, per teleconferenza. Bisognerà decidere cosa fare sulle quattro grandi banche greche su cui esercita la vigilanza. L'aggravamento dell'emorragia dai depositi bancari potrebbe spingere le autorità a imporre dei controlli sui capitali fin da lunedì, scenario però che i greci negano strenuamente. Oppure addirittura a imporre una chiusura forzata degli sportelli (bank holiday). Secondo alcune fonti europee nella sola giornata di sabato sono stati ritirati oltre 700 milioni di euro dai bancomat, laddove in un normale fine settimana vengono prelevati attorno ai 30 milioni.

Le conclusioni dell'Eurogruppo sono state firmate con il voto contrario, messo a verbale, del greco Yanis Varoufakis, che non ha partecipato alla seconda parte dei lavori. E che lasciando la riunione ha prima ventilato la possibilità di trattare ancora per "migliorare" il pacchetto da votare in referendum, su cui in caso di sviluppi positivi il governo greco potrebbe perfino mutare la sua raccomandazione da "no" a "sì". Comunque, "se i greci ci diranno di firmare firmeremo, qualunque cosa questo richieda", ha precisato, indicando indirettamente quello che altri esponenti di Syriza hanno poi affermato in maniera più esplicita. Se il Paese dovesse votare in direzione contraria all'orientamento del governo questo è pronto a dimettersi.

Varoufakis ha invece attaccato duramente la decisione di non concedere una proroga di qualche settimana agli aiuti. "Specialmente visto che c'è un'alta probabilità che gli elettori votino contro la nostra raccomandazione come governo, è una decisione che danneggerò gravemente la credibilità e la reputazione delle istituzioni europee", ha detto.

Alcune ore dopo, al termine della seconda parte di lavoro, Dijsselbloem è sembrato in qualche misura smussare i toni. "Ho sempre detto che la nostra porta resta aperta: non sono state le istituzioni ad andarsene dalla trattativa sono stati i greci. Se i negoziati sono finiti è perché il governo greco ha detto che quello che stava sul tavolo meritava un no".

"Continueremo a lavorare con la Grecia", ha promesso. "La sola cosa che so è che se il governo seguirà il percorso che ha delineato il programma di aiuti finirà". L'unico spiraglio possibile è che "il parlamento greco deve ancora prendere una decisione saggia" sul fatto di tenere il referendum. "Spero che questo porti ad una situazione politica diversa". E interpellato sul no alla breve proroga degli aiuti, ha spiegato che forse sarebbe stato più agevole sperare di ottenerla se il governo greco avesse detto che intendeva dare un parere positivo sul referendum.

Il tedesco Wolfgang Schaeuble ha assicurato che l'area euro farà tutto il necessario per evitare il rischio di contagio. Ha pronosticato che la Grecia "incontrerà grandi difficoltà nei prossimi giorni", ma restando "membro della zona euro". Sulla stessa lunghezza d'onda il commissario agli Affari economici Pierre Moscovici, che tuttavia insolitamente poco loquace si è limitato a dire che "la zona euro continua ad esistere con 19 Paesi". Quindi con la Grecia.

Il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan si è detto "tranquillo" per due ragioni: "perché la stabilità dell'economia italiana si è molto rafforzata e accresciuta, e poi perché se ci sono fenomeni di instabilità di breve termine la Bce ha ora tutti gli strumenti a disposizione per evitare". Il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha seguito la giornata in collegamento continuo con lo stesso Padoan e mantenendo direttamente i contatti con i leader Ue.

Quanto a Tsipras, con la sua improvvisa svolta potrebbe aver cercato di disinnescare ipotetici tentativi di rovesciamento della maggioranza guidati da fuori, magari da Bruxelles, sulla falsariga di quanto avvenuto nel 2011 con un suo predecessore, il socialista George Papandreou, quando a sua volta ventilò l'ipotesi di un referendum sull'accordo di allora. Venne praticamente spodestato e sostituito con l'ex vicepresidente della Bce, Lucas Papademos. Non a caso nei giorni passati e anche oggi sono circolate ipotesi di nuove maggioranze con dentro il centro sinistra filo europeo di To Potami, o i conservatori dell'ex premier Samaras.

Ma così facendo il 40enne leader di Syriza ha anche avviato una catena di eventi il cui esito resta difficilmente prevedibile e con elevatissimi rischi di incidente. Secondo gli analisti di Barcalys quasi certamente la Grecia sarà insolvente sugli 1,6 miliardi di euro da pagare al Fmi entro il 30 novembre. Non è invece scontato che la Bce decida di "staccare la spina" dell'Ela alle banche, le liquidità di emergenza che lascia disponibili e gestite dalla Banca centrale greca. Tuttavia il fronte di ostilità nel direttorio potrebbe crescere e per l'immediato potrebbe aumentare le penalizzazioni (haircut) sul valore dei titoli che pretende in garanzia.

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