venerdì 09 dicembre | 16:35
pubblicato il 20/lug/2015 16:55

Grecia incassa il prestito ponte, paga Bce e Fmi e riapre banche

Ma normalizzazione solo iniziata e Atene ha già speso quasi tutto

Grecia incassa il prestito ponte, paga Bce e Fmi e riapre banche

Roma, 20 lug. (askanews) - La Grecia inizia la lunga strada verso la normalizzazione. Stamattina, dopo tre settimane di chiusura forzata, gli sportelli delle banche hanno riaperto i battenti. Una ripresa in parte concreta e in parte a carattere simbolico, perché persistono diverse limitazioni sulla circolazione di capitali mentre il Paese ha solo evitato una imminente insolvenza sui pagamenti. E fin quando la situazione delle liquidità non si sarà normalizzata la Borsa greca resterà chiusa, hanno precisato dal ministero delle Finanze ellenico. Parallelamente Atene ha incassato il prestito ponte da 7,16 miliardi di euro sbloccato dall'Unione europea, che ha immediatamente usato sui cospicui pagamenti che aveva in scadenza, verso la Bce, o che erano già scaduti, verso il Fondo monetario internazionale.

Di fatto, la Grecia ha speso già quasi tutto. Oggi giungevano a maturazione titoli di Stato per 3,5 miliardi di euro detenuti dalla Bce, in base al vecchio (e inefficace) programma di acquisti mirati antispread Smp, più 700 milioni di euro in interessi. Un mancato pagamento su questa posta avrebbe immediatamente tagliato fuori le banche greche, già in una situazione precaria, dall'accesso ai finanziamenti dell'Eurosistema, per quanto limitati al canale di emergenza "Ela".

Inoltre la Grecia aveva accumulato un arretrato di pagamenti da circa 2 miliardi di euro verso il Fmi. Di questi 1,56 miliardi di euro erano relativi alle rate non pagate a giugno e altri 457 milioni erano scaduti il 13 luglio. Infine, il governo aveva preannunciato che sempre con il prestito ponte avrebbe rimborsato un finanziamento da 500 milioni di euro che era stato effettuato dalla banca di Grecia, e che era già scaduto a giugno. Il Fmi ha confermato il pagamento ricevuto, aggiungendo che a questo punto la Grecia non risulta più in arretrato.

In pratica, a fine giornata Atene avrà speso 6,7 miliardi dei 7,16 appena ricevuti. E del prestito ponte dell'Ue resterebbero a malapena 450 milioni di euro, meno di mezzo miliardo. Tuttavia questi fondi dovrebbero bastare a coprire le scadenze da qui a fine mese, essenzialmente pensioni e salari degli statali, quando la Grecia potrebbe aver già raggiunto l'accordo con le istituzioni Ue e il Fmi per un nuovo programma di aiuti pieni su tre anni, da oltre 80 miliardi di euro complessivi. Altrimenti Bruxelles ha già preventivato di valutare un ulterior prestito ponte, con modalità tuttavia da verificare.

Il quadro finanziario del Paese resta comunque lungi dall'essersi stabilizzato. Come testimonia la persistente chiusura della Borsa che potrebbe trascinarsi per altre due settimane. In pratica, spiegano dal governo ellenico, il mercato azionario non può tecnicamente riaprire fin quando in circolazione non vi saranno liquidità sufficienti per rimuovere, dai controlli sui capitali, anche i limiti sugli investimenti di breve termine.

Nel frattempo la Grecia cerca di riportare alla normalità il suo sistema bancario mentre iniziano ad entrare in vigore le prime misure, tra cui in particolare l'aumento dell'Iva, che i partner di Eurolandia hanno preteso come precondizione per discutere un nuovo programma di aiuti. Da oggi su taxi, ristoranti, beni alimentari non deperibili e non essenziali l'imposta sul valore aggiunto sale dal 13 al 23 per cento, così come su profilattici e funerali. Resta al 13 per cento sugli alberghi e al 6 per cento su alcuni beni di base e sui farmaci, mentre per le grandi isole la stangata arriverà solo alla fine della stagione turistica.

Queste variazioni dovrebbero assicurare un gettito extra da 795 milioni di euro quest'anno e da 2,4 miliardi di euro a pieno regime, al 2016.

Intanto gli sportelli delle banche hanno riaperto, anche se le operazioni che vi si possono effettuare restano limitate (salvo i depositi). Il limite più pesante tra quelli imposti dal 29 giugno scorso, il tetto di 60 euro al giorno sul prelievi di contanti, potrà ora essere cumulato giorno per giorno: fino a 300 euro questo venerdì, e fino a 420 euro alla fine della prossima settimana. Ma l'associazione delle banche greche ha invitato comunque alla "moderazione", dopo che negli ultimi mesi è stato complessivamente ritirato l'equivalente di 40 miliardi di euro dai conti.

Guardando al versante politico, dopo il via libera nella notte di mercoledì 15 luglio alle prime misure chieste dall'Ue, il parlamento greco sarà chiamato nuovamente ad approvare altri provvedimenti entro il 22 luglio. Il voto sarà con ogni probabilità un passaggio determinante per capire quanto a lungo resterà in carica il governo attuale, dopo che il premier Alexis Tsipras ha risposto alle defezioni del voto passato con un semplice rimpasto. Se gli abbandoni dovessero aumentare la strada delle elezioni anticipate potrebbe subire una accelerazione, anche se l'approvazione delle misure è garantita dal contributo di diversi partiti di opposizione.

Quale che ne sia l'esito, si spera la normalizzazione, questa crisi lascia ferite sempre più profonde nell'economia ellenica. Secondo un sondaggio pubblicato dall'associazione specializzata sulle consulenze Endeavor, praticamente una impresa greca su 4, il 23 per cento studia il trasferimento della sede all'estero. E il 69 per cento, oltre due su tre, lamenta cali significativi del fatturato a seguito dei controlli sui capitali.

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