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pubblicato il 18/set/2015 18:28

Gli investitori confusi dalla Fed: quanto pesa l'economia globale?

Un rialzo dei tassi è visto slittare al 2016

Gli investitori confusi dalla Fed: quanto pesa l'economia globale?

New York, 18 set. (askanews) - L'avversione al rischio è tornata all'indomani della decisione della Federal Reserve di lasciare invariati i tassi allo 0-0,25%. I beni considerati rifugio come Treasury e oro vengono acquistati mentre a Wall Street, così come visto in Europa, gli indici perdono quota con il Dow Jones tornato nuovamente in correzione, status definito da una contrazione di almeno il 10% dai massimi di 52 settimane. Il petrolio poi scivola ampiamente. Nonostante le "colombe" - coloro che sono favorevoli a politiche monetarie accomodanti - abbiano vinto la battaglia (almeno per ora), gli investitori restano confusi. Non solo perché si sono risvegliati questa mattina con la medesima domanda che li assilla da mesi: quando ci sarà il primo rialzo dei tassi dal 2006? Sono confusi anche perché la Fed ha citato i "recenti sviluppi economici e finanziari globali" come causa delle sue scelte. E così si riaccende il timore legato all'andamento della Cina, a cui il governatore Janet Yellen ha detto di avere prestato attenzione insieme a quello dei mercati emergenti.

"E' stata la prima volta che la Fed è stata così esplicita in merito ai fattori esterni", ha spiegato al Wall Street Journal John Briggs, a capo delle strategie per le Americe di RBS Securities.

La Fed sembra avere dato retta alla Banca Mondiale, che in più occasioni aveva detto che una stretta rischierebbe di fare scattare "panico e tensioni" nei mercati emergenti. Anche il Fondo monerario internazionale è stato ascoltato, visto che aveva fatto pressioni affinché il costo del denaro in Usa rimanesse sui minimi storici (cosa che la Fed "può permettersi"). Ma Yellen ha fatto capire che quella di ieri potrebbe essere stata solo una pausa: la "grande maggioranza" dei governatori membri del Federal Open Market Committee - il braccio di politica monetaria della Fed - crede infatti che "le condizioni economiche richiederanno un rialzo dei tassi entro la fine dell'anno", ha detto in conferenza stampa. Ecco dunque che la tempistica di una stretta resta il grande rebus.

"Il messaggio [della Fed] chiaramente non è stato quello che si si aspettava", ha aggiunto allo stesso giornale Mike van Dulken, a capo della ricerca di Accendo Markets. Secondo lui, la decisione sull'aumento del costo del denaro non dipende più dai dati macroeconomici americani, che comunque indicano il proseguire della ripresa: "Quello che sta succedendo in giro per il mondo è egualmente importante", ha continuato l'esperto che "sfortunatamente" continua ad aspettarsi la "ormai familiare incertezza".

La pensa allo stesso modo Robert Heller, ex membro del board della Fed tra il 1986 e il 1989. Intervistato da Cnbc, Heller ha dichiarato che "la cosa importante per la Fed è non creare incertezza". Peccato che la reazione dei mercati non lo dimostra. "E' questo quello che vogliono? Lo dubito", ha chiesto retoricamente. L'ex governatore - che conferma come la crescita Usa sia positiva e che "stampare più moneta non migliorerà ulteriormente la congiuntura" - ha usato toni categorici: "La Fed ha paura di sé stessa". Per lui i tassi sono ben al di sotto di dove dovrebbero essere.

Anche Dino Kos, ex membro della Fed a New York, sperava in una stretta. "A un certo punto bisogna iniziarla e questo è il momento giusto visto siamo in ripresa da sei anni. La crescita è ok. Per me gli indicatori sembrano abbastanza buoni" da giustificare una Fed che tiri i remi in barca. Il punto è che per Kos, così come per la maggior parte degli investitori, una stretta potrebbe essere posticipata fino al 2016.

Stando ai future sui Fed-funds - usati dagli investitori per scommettere sulla politica della banca centrale americana - le probabilità di un rialzo dei tassi a ottobre (evento che Yellen non ha escluso, anche se in quell'occasione per ora non è prevista una conferenza stampa, comunque convocabile) sono pari al 16% mentre per dicembre sono pari al 42%. Prima dell'annuncio di ieri della Fed erano rispettivamente al 37% e al 62%. Un mese fa erano, nell'ordine, al 50% e al 73%.

La prossima occasione in cui Yellen potrebbe dare qualche indicazione (ma di solito si attiene alla sceneggiatura già recitata, sarà il 24 settembre prossimo ad Amherst, Massachusetts. Poi al dibattito si aggiungerà nuovamente l'Fmi. Da Lima, Perù, dove si svolgeranno gli Annual Meetings, verranno diffusi i rapporti che fotograferanno l'andamento dell'economia globale. Un taglio delle stime sembra garantito.

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