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pubblicato il 14/apr/2015 16:23

Giovannini: usiamo il tesoretto per combattere la povertà

Estendere il Sostegno all'inclusione oggi limitato a 12 città

Giovannini: usiamo il tesoretto per combattere la povertà

Roma (askanews) - Utilizzare il "tesoretto" da 1,6 miliardi emerso dal Def per costruire una vera politica contro la povertà, estendendo il Sia (Sostegno all'inclusione attiva) oggi limitato in via sperimentale a 12 città: è la proposta dell'economista Enrico Giovannini, ministro del Lavoro e Politiche sociali nel Governo Letta, già presidente dell'Istat e attualmente docente di economia a Tor Vergata e alla Luiss.

"Secondo l'Istat i poveri assoluti, cioè i cittadini che sono al di sotto di un paniere di beni e servizi essenziali - dice Giovannini in questa videointervista ad askanews - sono 6 milioni: un numero enorme, purtroppo in crescita negli ultimi anni. Di questi, 1,3 milioni sono bambini e questa situazione incide sulle loro capacità di sviluppo culturale e sociale, il che vuol dire che stiamo creando dei poveri futuri, con quello che viene definito "effetto cicatrice".

"Questi poveri sono concentrati nel Mezzogiorno, ma sono presenti anche in aree del Centro Nord. Mi fa piacere che finalmente di povertà non ci si limiti a parlare, ma si cominci ad operare. Tra l'altro, la Commissione europea, nelle raccomandazioni al nostro Paese per il 2014 , riconosce che si è fatto qualcosa, ma dice anche che bisogna fare molto di più. Quando ero ministro - prosegue Giovannini - con l'aiuto dei maggiori esperti italiani abbiamo disegnato il cosiddetto Sostegno all'inclusione attiva (Sia), una forma di reddito minimo limitato alle situazioni di povertà estrema con una verifica semestrale e soprattutto con l'impegno da parte della famiglia assistita, non solo per il capofamiglia e gli altri membri in età lavorativa di cercare attivamente lavoro, ma anche di mandare i figli a scuola per contrastare l'abbandono scolastico che è molto alto nel nostro Paese e alle visite mediche periodiche. Quindi si tratta di un patto, come avvenuto in Germania, dove le politiche di risanamento hanno cominciato ad avere efficacia quando le politiche attive per il lavoro si sono saldate alle politiche di contrasto alla povertà".

Quindi lei come utilizzerebbe il tesoretto di 1,6 miliardi?

"Il Governo Letta, dando attuazione a una norma introdotta dal Governo Monti, ha introdotto in via sperimentale al Sia in 12 grandi città. Abbiamo capito che le procedure possono essere migliorate, ma è necessario che vi siano delle strutture pubbliche che prendano in carico e seguano le famiglia povere. Certo, questo è più complicato che limitarsi a dare un bonus. Quindi quello che farei è indirizzare il miliardo e 600 milioni alla lotta alla povertà, dando maggiore concretezza e potenza al Sia, come ci raccomanda la Commissione europea. Non è facile, ma è indispensabile, perchè l'insicurezza che oggi si genera a causa della crisi si salderà nei prossimi anni a una forte mobilità del mercato del lavoro che imporrà una politica più proattiva nella ricerca del lavoro e nel sostegno alle persone in difficoltà. E' giunto il momento di dare concretezza a tutto questo. Ricordo anche che lo strumento base del Sia è una carta di credito che deve essere usata per consumare: non c'è il rischio che questi soldi vadano a risparmio e quindi l'impatto macroeconomico del miliardo e 600 milioni sarebbe pieno anche dal punto di vista del sostegno alla crescita economica. C'è ovviamente un rischio di burocratizzazione dello strumento - afferma ancora Giovannini - ma ci sono dei correttivi: per esempio nei decreti che avevo varato e che il governo Renzi sta attuando c'è la riforma dell'Isee per determinare le soglie di reddito in modo più articolato e moderno rispetto ai migliori standard europei. Poi si sta realizzando il cosidetto "casellario dell'assistenza", per evitare che a un singolo soggetto arrivino flussi diversi di assistenza che si sommino indebitamente. Quindi è arrivato il momento che l'Italia si doti di questo strumento".

Secondo Giovannini, posto che per far uscire tutti gli indigenti dalla soglia di povertà sarebbero necessari interventi per 7,5 miliardi, con 1,6 miliardi sarebbe possibile ridurre del 50% la povertà per le famiglie più povere.

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