martedì 06 dicembre | 19:34
pubblicato il 01/set/2016 16:00

G20, Fmi: outlook economico globale dominato da rischi ribasso

Spesa per investimenti insufficiente per rilanciare crescita

G20, Fmi: outlook economico globale dominato da rischi ribasso

Roma, 1 set. (askanews) - Lo scenario economico globale "rimane smorzato" e caratterizzato da "una dinamica della crescita sfavorevole nel lungo periodo mentre le crescenti disparità di reddito", all'interno dei singoli paesi, "aumentano le sfide per la politica". E' quanto scrive il Fondo monetario internazionale (Fmi) nel rapporto "Prospettive globali e sfide politiche" preparato dalla staff del Fondo per il vertice dei capi di Stato e di governo del G-20 del prossimo 4-5 settembre a Hangzou in Cina. Il documento, senza fare cifre, per il 2016 prevede una crescita "più debole del previsto per gli Stati Uniti. Per contro, "la moderazione dell'area euro e la crescita del PIl giapponese sono stati ampiamente nelle previsioni, con la crescita dell'eurozona leggermente più lenta del previsto"

Tre i fattori visibili del rallentamento "inflazione molto bassa, flessione della spesa per investimenti e rallentamento del commercio internazionale" sottolinea il rapporto.

La flessione della spesa per investimenti è esacerbata da diversi fattori "il peso del debito sul settore privato, i problemi di bilancio nel settore finanziario di diversi paesi, il trend di bassa produttività e i fattori demografici pesano sulle prospettive di crescita a lungo termine, riducendo gli incentivi ad investire nonostante un costo del denaro mai così basso", spiega il Fondo.

Inoltre, l'attuale periodo di crescita, seppur bassa, ha completamente aggirato i percettori di redditi più bassi accrescendo "le ansie sugli effetti della globalizzazione e paggiorato il clima politico per le riforme. I rischi al ribasso restano dominanti", osserva il rapporto.

Tra i rischi più immediati, "una nuova fiammata di volatilità sui mercati finanziari alimentata da tensioni geopolitiche o dai rischi associati ai negoziati post-Brexit", avverte il Fondo.

Poi la crescente portata delle tensioni nei paesi emergenti che si trasmette a livello globale, "tra i possibili rischi le turbolenze in Cina nel passaggio verso una crescita economica più bassa ma più sostenibile, turbolenze che potrebbero determinare significativi contagi", scrive il Fondo.

Infine, i rischi non economici, quali "il terrorismo, le malattie contagiose, gli shock climatici come le siccità" che determinano la tragedia dei flussi "su grande scala di migranti e rifugiati".

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