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pubblicato il 11/mar/2013 15:15

Fotografia: Reggio Emilia, Palazzo Magnani ospita 'atmosfere' Bolondi

Fotografia: Reggio Emilia, Palazzo Magnani ospita 'atmosfere' Bolondi

(ASCA) - Roma, 11 mar - A Reggio Emilia la Fondazione Palazzo Magnani promuove un importante appuntamento con la fotografia con la mostra ''Ivano Bolondi. Fotografie 1980/2012.

Atmosfere sospese''. Bolondi e' un artista che trae la sua ispirazione dal maestro Luigi Ghirri, in particolare,cherivoluziona il linguaggio fotografico con i suoi paesaggi e l'uso del colore e del chiaro-scuro, dopo aver osservato attentamente l'opera di Henry Cartier Bresson, grande fotografo e profeta della fotografia ispirata alla realta'. La mostra - curata da Massimo Mussini, storico dell'arte - presenta oltre 180 scatti del fotografo realizzati in diversi luoghi del mondo tra il 1980 e oggi, capaci di raccontare il viaggio artistico ed umano di un uomo straordinario, sensibile e attento ad ogni aspetto visivo ed emozionale che puo' celarsi nella realta' circostante.

Ivano Bolondi fotografa dagli anni settanta ed ha dedicato all'immagine un ampio spazio della sua attivita', tanto da poter essere assimilato a un fotografo free lance per l'impegno creativo, fino a vincere nel 2006 il Premio Marco Bastianelli, messo a punto dalla Editrice Reflex.

Creativo per natura, se inizialmente registra le esperienze di viaggiatore con immagini narrative e con l'attenzione alle particolarita' dei luoghi, seguendo una consolidata tradizione, nel corso degli anni ottanta il suo linguaggio fotografico subisce una sensibile trasformazione.

Dal suo maestro Ghirri infatti ricava l'idea che la fotografia sia un'operazione principalmente concettuale, non destinata a proporre soltanto immagini descrittive della realta' ma a fornire strumenti interpretativi capaci di sollecitare pensieri ed emozioni nell'osservatore.

Nel primo decennio del nuovo secolo, in parallelo al superamento del dibattito sull'essenza ontologica della fotografia e sul problema della sua referenzialita', determinato dall'introduzione della tecnologia digitale e dall'assimilazione della fotografia all'interno dell'attivita' artistica, Bolondi modifica ulteriormente il suo approccio fotografico alla realta'. Anziche' direttamente sull'ambiente, inizia a puntare l'obiettivo con sempre maggiore frequenza verso la immagine del circostante riflessa da superfici specchianti e a utilizzare lo sfocato al fine di contrastare l'abitudine all'interpretazione referenziale della fotografia e per favorirne una lettura piu' orientata alla sfera psicologica.

In tal modo raccontare le proprie sensazioni di fronte ai modelli di esistenza e agli aspetti paesaggistici dei territori visitati, diventa occasione per verificare non tanto le differenze fra le varie culture, quanto le analogie di risposta a bisogni fondamentali e comuni.

A questa testimonianza dell'identita' umana, celata nella varieta' delle forme espressive, corrisponde il linguaggio fotografico utilizzato, sempre diretto e privo di rielaborazioni successive al momento della ripresa. Soltanto negli ultimi tempi, a cominciare dal volume Quale Cina (2012), Bolondi ha iniziato a modificare qualche fotografia con le tecnologie digitali, ritoccandone i valori cromatici allo scopo di evidenziare passaggi tematici nell'impaginato del libro, cosi' come ha aggiunto brani di filmato negli audiovisivi, da sempre utilizzati per presentare al pubblico le proprie ricerche fotografiche, manifestando, anche in queste trasformazioni del suo linguaggio espressivo, l'attenzione costante all'evolversi delle arti visive odierne.

Bolondi ha al suo attivo una decina di libri fotografici, diverse diecine di audiovisivi elaborati con la collaborazione della moglie Eugenia, sua costante compagna di viaggio e ''segretaria di redazione'' dalla memoria inossidabile.

La mostra, che sara' arricchita da audiovisivi e documenti, e' frutto di un progetto prodotto e promosso dalla Fondazione Palazzo Magnani, con la partecipazione della Provincia di Reggio Emilia, Fondazione Pietro Manodori, Camera di Commercio di Reggio Emilia.

ram

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