martedì 21 febbraio | 18:40
pubblicato il 11/apr/2013 16:40

Fmi: contratti su rischio insolvenza Italia dominano mercato Cds

(ASCA) - Roma, 11 apr - Il mercato di Cds (Credit Default Swap) sul debito sovrano, dove si vende e si compra la protezione (assicurazione) contro l'insolvenza di uno stato sovrano (titoli di stato), valeva a fine giugno 2012 circa 3mila miliardi di dollari su un mercato globale pari a 27 mila miliardi, che comprende i Cds sugli altri segmenti di emissioni obbligazionarie, come quelle Corporate.

Dunque il mercato per proteggersi contro l'insolvenza dei titoli di stato vale poco piu' del 10% dell'intero mercato globale Cds ma, dall'inizio della crisi del 2008, il segmento dei Cds per coprirsi dal rischi sovrano e' cresciuto in modo significativo, mentre gli altri segmenti si sono ridimensionati. E ' quanto emerge dal Rapporto Globale sulla Stabilita' Finanziaria del Fondo Monetario Internazionale.

Nei Cds sul debito sovrano, la parte del leone va alla protezione contro il fallimento dell'Italia che a fine 2012 presentava un valore nominale lordo dei contratti, sommatoria dei contratti di vendita e di acquisto, pari 388 miliardi di dollari rispetto a 158 miliardi nel 2008. Poi la Spagna a 212 miliardi, la Francia a 177 miliardi, il Brasile 156 miliardi.

Italia in testa anche nelle posizione netta, cioe' la differenza tra contratti di acquisto e di vendita, nel 2008 l'ammontare nominale netto dei Cds era pari a 18 miliardi di dollari, salito a 26 nel 2010 per scendere a 21 miliardi nel 2012. Tra le spiegazioni del boom dei contratti di protezione contro il rischio Italia, il Fondo sottolinea come questa crescita ''potrebbe pero' soprattutto riflettere la copertura del rischio di controparte associato con operazioni, senza garanzie collaterali, di swap sui tassi di interesse e swap sulle valute con il governo italiano.

Il costo del finanziamento del debito pubblico italiano aumenta, spiega il Fondo, in relazione alla volatilita' dei Cds, in particolare di quella correlata a fattori di natura ''residuale'', non legata dunque ai fondamentali dell'economia nazionale, quanto piuttosto a fattori di rischio sistemico e di contagio indotti dalla volatilita' di altri Cds sui debiti sovrani. Ad esempio, nel caso del Bel Paese, la volatilita' residuale dei Cds sull'Italia dipende per circa 75% da quella dei Cds sul debito pubblico tedesco e per il 20% da quella su Cds spagnoli.

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