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pubblicato il 16/apr/2013 12:00

Fmi/ C'è il 50% di probabilità di recessione nell'Area Euro

E' quanto emerge dal World Economic Outlook dell'istituto

Fmi/ C'è il 50% di probabilità di recessione nell'Area Euro

New York, 16 apr. (askanews) - Per l'Area Euro, "la probabilità di una [ricaduta in] recessione rimane intorno al 50%". E' quanto si legge nel capitolo uno del World Economic Outlook, il rapporto sull'economia globale del Fondo monetario internazionale. La recessione si verifica quando l'economia subisce una contrazione per due trimestri consecutivi. Per l'istituto, tale probabilità è legata al fatto che "l'attività [economica] si è contratta decisamente nel quarto trimestre [dell'anno scorso] e i principali indicatori per il primo trimestre del 2013 non hanno segnalato alcuna crescita, al massimo stabilizzazione". "Azioni decisive prese dalle autorità europee hanno aiutato a migliorare la fiducia e le condizioni finanziarie" su scala globale, grazie anche alla grande minaccia evitata di uno "sfaldamento dell'area euro", ma "nel breve termine i rischi in Europa potrebbero tornare mentre altri potrebbero persistere". E' quanto si legge nel World Economic Outlook (Weo) del Fondo monetario internazionale. Secondo il rapporto dell'istituto di Washington, ci sono meno rischi di breve termine ora rispetto al Weo dell'ottobre 2012 ma "continui aggiustamenti sul piano fiscale" frenano la crescita dell'economia dell'Eurozona. Per l'istituto di Washington, "l'Eurozona deve rafforzare l'Unione monetaria ed economica" anche perché i tentativi per rafforzare l'architettura dell'Area Euro potrebbero subire uno stallo". In questo caso, spiega il Fondo, "il debito sovrano dei Paesi periferici potrebbe tornare nuovamente sotto pressione, anche se la Banca centrale europea presumibilmente limiterebbe l'aumento degli spread". Il rapporto precisa che senza "progressi nella ristrutturazione delle banche e nella formazione dell'unione bancaria, i tassi con cui si concedono prestiti potrebbero scendere meno delle attese anche se gli spread sovrani continuano a calare". Per quanto si aspetti un allentamento fiscale dal 2014-2015 e un rimbalzo di investimenti e consumi, nel breve termine il Fondo prevede che "il peso del debito sovrano continui a crescere". Le banche inoltre sono viste ancora alle prese "con pressioni legate alla riduzione del debito in bilancio, alti costi di finanziamento, deterioramento della qualità dei loro asset e profitti deboli" mentre "molte aziende e famiglie devono fare i conti con un indebitamento elevato". Alla luce di "un'imposizione fiscale sostenuta, condizioni limitate di accesso ai prestiti e domanda domestica debole", l'Fmi avverte: "gli investimenti potrebbero non decollare, la crescita potrebbe deludere, le entrate fiscali potrebbero risultare inferiori del previsto e potrebbe non essere possibile mollare la presa sul consolidamento". Il Fondo tenta di tranquillizzare: fino a quando i Paesi periferici manterranno accesso al mercato dei capitali, "i danni sulla crescita potrebbero essere contenuti e l'impatto sul resto del mondo dovrebbe essere limitato". Ma la situazione potrebbe precipitare se "il pessimismo si aggiunge al pessimismo" portando a una chiusura dei rubinetti del credito ai Paesi periferici o se "la stagnazione solleva dubbi sulla validità dell'Unione monetaria europea".

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