giovedì 23 febbraio | 12:44
pubblicato il 12/set/2013 15:32

Fisco: Assobirra, no a nuovi aumenti accise. Dal 2004 cresciute del 114%

(ASCA) - Roma, 12 set - AssoBirra, l'Associazione che riunisce le aziende produttrici di birra in Italia, apprendendo la notizia di un ulteriore aumento dell'accisa stabilito dal Governo per le coperture economiche relative agli impegni del DDL Scuola, commenta la notizia per bocca del Presidente, Alberto Frausin, dichiarando la preoccupazione e il disappunto di un settore che si sta gia' confrontando con gli effetti della crisi sui consumi.

''Oggi - sottolinea Frausin - abbiamo appreso dell'aumento delle accise, che una volta a regime arriveranno a crescere di un +33% (tenuto conto anche del fatto che sulle accise stesse grava l'IVA).

Si tratta di un incremento per noi insostenibile visto che sulla birra si arrivera' a pagare in totale il 47% di tasse.

E tutto questo avviene mentre la Ragioneria dello Stato, interpellata dalla Commissione Bilancio in merito alla percorribilita' finanziaria di una copertura del DDL Scuola derivante dall'aumento delle accise sugli alcolici, ha emesso ieri un parere negativo, sostenendo di fatto che con questo intervento non si otterrebbero i risultati sperati''. A conferma - aggiunge - ''possiamo dire che, da nostre stime, l'aumento dell'accisa portera' ad un calo dei consumi di birra di circa il 5-6% (consumi di birra gia' in calo nei primi 6 mesi del 2013 del -3%). E' arrivato il momento di dire basta tasse sulla birra. E di spiegare agli italiani che non e' una accisa sull'alcol, come viene definita, visto che la paga solo chi compra birra e superalcolici, due prodotti che, insieme, rappresentano 1 terzo dei consumi complessivi di alcol in Italia (senza contare che la birra e' la bevanda con meno alcol tra quelle alcoliche). Alla fine questa tassa colpira' i 35 milioni di nostri connazionali che bevono birra e per i quali l'aumento significhera' spendere ancora di piu' per la serata in pizzeria, uno dei pochi lussi che ancora possono permettersi''.

Solo per fare un rapido conto, gia' oggi chi esce per una serata a base di pizza e birra, spendendo sui 10-15 euro circa di conto, ne versa da 2 (nel caso dei 10 euro) a oltre i 3 (nel caso dei 15 euro) al fisco. E quello che colpisce e' che il 75% lo paga sulla birra. Una vera e propria ''tassa sulla serata in pizzeria'' che aumentera' ancora in virtu' delle nuove accise introdotte dal legislatore.

L'Italia risulta oramai tra i Paesi produttori con la pressione fiscale sulla birra piu' alta in Europa, tre volte superiore rispetto a quella pagata da tedeschi e spagnoli.

Questo aumento dell'accisa si inserisce peraltro in un quadro di aumenti delle tasse sulla birra, cresciute solo negli ultimi 7 anni del 30%. Nel 2004 l'accisa era 1,395 Euro per HL/Plato, al primo gennaio 2005 (11 anni dopo), l'accisa sara' piu' del doppio (2,99 Euro), per esattezza il 114% in piu'. Dal 2004 a oggi i consumi delle famiglie italiane sono scesi del -7,6% con un PIL in calo del -8,9%, una produzione industriale in flessione del -25,1% e una occupazione che e' scesa del -7,2%. Eppure, nonostante questo contesto, il Governo ha deciso di chiedere sempre piu' soldi a quei 2/3 di Italiani che bevono birra. Al momento, considerando l'IVA al 21% e le accise che gia' gravano sulla birra, quando si compra una bottiglia di birra da 66 cl, al prezzo medio di 1 euro, 40 centesimi sono di tasse. In altre parole, piu' di 1 sorso di birra su 3 va a finire al fisco. Grazie al nuovo aumento delle accise si arrivera' addirittura a 1 sorso su 2! Il rischio denunciato da AssoBirra e' che questa ulteriore raffica di tasse finisca per mettere in ginocchio un settore dove operano 500 aziende tra marchi storici e microbirrifici artigianali e da' lavoro direttamente a 4.700 persone (+4,4% rispetto al 2011), che salgono a circa 144.000 con l'indotto allargato. E che dopo un 2012 difficile chiuso in sostanziale linea con l'anno precedente, nei primi 6 mesi del 2013 ha gia' visto scendere del -3% le vendite in Italia.

''Siamo felici - conclude Alberto Frausin - che si siano trovate idee e strategie per rilanciare la scuola nel nostro Paese, ma siamo preoccupati perche' questo ennesimo rincaro dell'accise sulla birra rischia di mettere in seria difficolta' un intero comparto economico, che offre un contributo importante anche alle finanze del nostro Paese.

Aumenti cosi' consistenti del prezzo del prodotto finiranno per abbassare ulteriormente i consumi e quindi anche il gettito atteso dall'accisa. In compenso si produrra' un danno, anche in termini di occupazione, al nostro settore e al suo indotto (horeca, ristorazione, agricoltura). Ad esempio, le conseguenze si rileverebbero ancora piu' drammatiche sull'horeca - settore peraltro gia' colpito dalla crisi a causa del calo generalizzato dei consumi fuori casa - dove l'usuale effetto di moltiplicazione dell'importo dell'aumento fiscale si tradurrebbe in aumenti di prezzo della birra ancor piu' marcati con inevitabili ricadute in termini di minori consumi e inevitabile minore occupazione, quindi minori tasse pagate e ulteriore calo dei consumi da parte di chi perde lavoro e potere d'acquisto, dunque ulteriori perdite per l'erario''. red/glr

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