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pubblicato il 25/set/2014 18:34

Fiat: firmatari non vogliono Fiom in Regione e siglano cig in corridoio

(ASCA) - Torino, 25 set - Firma un po' concitata questo pomeriggio presso gli uffici della Regione Piemonte della proroga della cassa integrazione per il Polo del Lusso Fiat e in particolare allo stabilimento di Mirafiori in vista della produzione del nuovo suv Maserati. I sindacati firmatari infatti, che non hanno voluto dividere lo stesso tavolo di incontro con la Fiom si sono trovati ad apporre in corridoio le loro sigle all'accordo che prolunga fino al settembre 2015 il trattamento per 6200 addetti. La Regione Piemonte ha infatti convocato alla stessa ora e allo stesso tavolo tutti i sindacati, ma i firmatari (Fim, Uilm, Fidmic, Ugl e Associazione Quadri) si sono rifiutati di avviare la discussione alla presenza della Fiom. E' stata percio' individuata un'altra sala mentre i funzionari regionali si sono divisi su entrambi i tavoli. Alcuni delegati della Fiom sono pero' entrati anche nell'altra sala, quando ormai l'incontro era al termine, e questo ha provocato l'epilogo rocambolesco nei corridoi degli uffici di via Magenta.

''Abbiamo firmato in queste condizioni per garantire la cassa integrazione e un futuro di investimenti a Mirafiori'', commenta Vincenzo Aragona della Fismic, mentre Flavia Aiello (Uilm) osserva ''che la Fiom non firmi gli accordi siamo abituati, ma venire da noi per cercare la rissa non e' tollerabile. Gli abbiamo dimostrato che siamo riusciti a firmare comunque''. Diversa la ricostruzione della Fiom secondo cui tutti sapevano che oggi la Fiom avrebbe firmato l'avvenuta procedura pur mantenendo riserve sul merito anche in considerazione che per la prima volta da anni l'organizzazione nei giorni scorsi e' stata convocata dalla Fiat all'interno dello stabilimento proprio nell'ambito della procedura per il rinnovo della cassa. ''Lo sapevano e ci e' stato impedito da un comportamento illegittimo e discriminatorio della Regione nei nostri confronti, che rappresenta lo stato e non puo' ignorare le sentenze della Corte Costituzionale sui diritti sindacali''.

eg/cam

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