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pubblicato il 04/nov/2012 13:33

Fiat/ Camusso: governo abbia coraggio, decreto per rappresentanza

Lettera del segretario Cgil al Corsera

Fiat/ Camusso: governo abbia coraggio, decreto per rappresentanza

Roma, 4 nov. (askanews) - "Di fronte alla discriminazione, alla negazione di diritti, alla soppressione dell'agibilità politica e negoziale un sindacato ha il dovere di lottare e di chiedere alla magistratura il rispetto delle leggi. Ha il dovere di difendere non solo le conquiste ottenute con il sacrificio di tanti, ma la democrazia stessa così come regolata dalla nostra Costituzione e dalle leggi democraticamente votate dal nostro Parlamento. Una simile discussione sarebbe impensabile in altri Paesi". Con una lettera al Corriere della Sera il segretario della Cgil, Susanna Camusso interviene sull'annuncio della Fiat di mettere in mobilità 19 lavoratori di Pomigliano dopo la sentenza che obbliga l'azienda all'assunzione di 19 operai inizialmente esclusi perché aderenti alla Fiom. E ritiene che la strada per superare il problema c'è: un decreto del governo per la rappresentanza sindacale. "Il governo - scrive Camusso -potrebbe esercitare il suo ruolo di garante di regole giuste e condivise. Vedere un decreto che "recepisce i contenuti dell'accordo interconfederale sulla democrazia sindacale sarebbe un bel segnale di cambiamento". "La ritorsione che la Fiat ha deciso di attuare contrapponendo 19 lavoratori discriminati a 19 da discriminare è intollerabile. Intollerabile - scrive Camusso - per il messaggio punitivo, retrogrado e vendicativo nei confronti dei 38 lavoratori e dei loro compagni. Intollerabile per il segnale che vuole dare di noncuranza delle regole e delle leggi e di sprezzo nei confronti dei poteri dello Stato e delle istituzioni. "Bisogna quindi eliminare dal campo la ritorsione. Bisogna rispettare la magistratura e le sue sentenze. Bisogna rimuovere la discriminazione senza determinarne altre. Questo è essenziale. Fiat nei giorni scorsi ha ammesso l'errore di Fabbrica Italia. Abbiamo sentito dai suoi portavoce anche toni distensivi. Si esclude la chiusura di altre unità produttive nel nostro Paese (oltre alle tre già chiuse e tuttora senza soluzione) che lo stesso amministratore delegato aveva ventilato in un'intervista. Si parla di nuovi modelli e si prospettano missioni per alcuni stabilimenti". (Segue)

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