martedì 24 gennaio | 11:07
pubblicato il 11/set/2014 14:04

Federmeccanica: produzione ristagna da 18 mesi. Nel 2* trim. -1,6%

(ASCA) - Roma, 11 set 2014 - Nuova frenata della produzione del settore metalmeccanico italiano che scende nel secondo trimestre dell'1,6% rispetto ai primi tre mesi dell'anno e dell'1,9% rispetto allo stesso periodo del 2013. E' quanto emerge dalla 131* indagine congiunturale di Federmeccanica.

Un risultato che conferma la stagnazione del settore, fermo sugli stessi livelli produttivi di inizio 2013, e che mantiene la perdita complessiva dell'Italia rispetto al periodo pre-crisi di oltre 31 punti percentuali, davanti ancora alla Spagna (-36,0%) ma dietro a Germania, che ha recuperato quasi integralmente i livelli produttivi (-1,2%), Gran Bretagna (-4,2%) e Francia (-22,2%) e a fronte di perdita media dell'UE del 13,0%.

''Una domanda interna per i beni di consumo ferma, la diminuzione di quella per beni di investimento, le difficolta' nella ripresa della domanda estera, frutto anche degli sconvolgimenti in atto nel vicino Medio Oriente e delle tensioni con la Russia, sono tra le macro-cause che stanno condizionando pesantemente la capacita' di ripartire delle imprese'' spiega il vicepresidente della Federazione, Alberto Dal Poz, ricordando che il comparto metalmeccanico vale da solo l'8% del prodotto interno lordo nazionale e il 40% del Pil industriale.

Notizie non positive anche sul fronte occupazionale: prosegue infatti il ridimensionamento degli addetti, con un calo tendenziale dell'1% nel primo semestre 2014 tra le grandi imprese. Dall'inizio della crisi il decremento di occupati e' stato di oltre 230 mila unita'. Secondo la ricerca, il trend discendente proseguira' almeno fino alla fine dell'anno. ''Sull'occupazione ci sono aspettative non positive fino alla prima parte del 2015'' ha aggiunto Dal Poz ''dovute essenzialmente agli effetti della carenza di domanda interna e al conseguente sottoutilizzo delle risorse produttive'' che ha portato anche ad avere ''236mila lavoratori sugli 1,8 milioni di addetti del settore che non vengono utilizzati nei processi produttivi''. fgl/

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