giovedì 19 gennaio | 16:08
pubblicato il 13/mar/2013 13:20

Federalimentare: in calo consumi e occupazione. Persi 20 mld in 5 anni

(ASCA) - Roma, 13 mar - Nonostante una relativa tenuta della produzione (-1,4%) e una buona risposta dell'export (+8%), il settore alimentare inizia a pagare le conseguenze di una crisi che dura ormai da troppi anni. I consumi alimentari risultano infatti in calo, con 20 miliardi di euro persi in 5 anni, mentre l'occupazione accusa una perdita di circa 5000 posti di lavoro nel 2011-2012. E' quanto emerge dai dati di Federalimentare relativi all'andamento dell'industria alimentare nel 2012, nei quali si legge che i tagli alla spesa alimentare registrati degli ultimi 12 mesi ammontano al -3%, che corrisponde pero', in valore, a quasi 7 miliardi di euro.

Percentuale che lievita a -10% se si prendono in esame gli ultimi 5 anni, con dispense e frigoriferi piu' ''leggeri'', in questo caso, di ben 20 miliardi di euro. Nel 2012 l'industria alimentare, secondo settore produttivo dopo il manifatturiero, paga un prezzo sempre piu' alto al protrarsi della crisi, che alla recessione dei consumi nazionali aggiunge sfide sempre piu' ardue sui mercati esteri. E, alle soglie del 2013, arrivano tre concreti segnali di preoccupazione per la competitivita' del settore, con valori di segno negativo sul fronte degli investimenti (dal 58% al 45% le imprese che effettueranno investimenti nel prossimo biennio), dell'occupazione (persi 5.000 posti di lavoro) e dell'accesso al credito (1/3 delle imprese che hanno chiesto un fido ha avuto un esito negativo, con risposte inferiori alle richieste o con richieste non accolte).

''Nella crisi non esistono isole felici - dichiara Filippo Ferrua Magliani, Presidente di Federalimentare -, finora l'industria alimentare ha saputo confermare la sua vocazione alla qualita', ma l'erosione dell'occupazione, la riduzione della propensione agli investimenti e la difficolta' nell'accesso al credito sono il riflesso di una spirale involutiva del Paese che ci fa guardare al futuro con preoccupazione. Per sostenere l'Industria buona, portiamo all'attenzione del nuovo Governo un documento programmatico su alcune aree di intervento di rilancio del settore (fisco, internazionalizzazione, politiche europee, educazione alimentare e ricerca e innovazione)''.

Per Magliani ''bisogna in particolare ridurre la pressione fiscale fermando ogni tassazione impropria, come food tax o accise, contrastare l'aumento dell'aliquota del 21% previsto a luglio 2013 e ridurre l'incidenza fiscale dei costi di trasporto e dell'energia; sostenere l'internazionalizzazione, adottare una politica fieristica chiara e lungimirante e lottare contro la contraffazione; partecipare attivamente al dibattito sulla revisione della PAC, in particolare riguardo ai temi dell'approvvigionamento e della security alimentare''. red/glr

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