martedì 17 gennaio | 07:51
pubblicato il 26/mag/2014 13:40

Europee: Nomisma, risultati conseguenza grave crisi economica

(ASCA) - Roma, 26 mag 2014 - ''L'avanzata e, in paesi determinanti come Francia e Regno Unito, il largo successo delle forze euroscettiche e nazionalistiche non sono da considerare un fatto esogeno, ma la conseguenza della grave crisi economica, dell'ampia disoccupazione e delle politiche perseguite per affrontarla''. Lo dichiara Sergio De Nardis capo economista di Nomisma.

''Quali implicazioni per l'Europa del futuro? A parte la questione della scelta del Presidente della Commissione che potra' essere frutto dell'alleanza dei grandi gruppi tradizionali europei, usciti tutti ridimensionati, sono due i veri problemi rispetto ai quali, qualunque sia il Commissario, si deve valutare il risultato elettorale: il ''che fare'' nell'immediato, il ''che fare'' nella prospettiva di lungo periodo.

Partiamo dalla prospettiva di lungo periodo. L'Europa per avere un futuro deve muoversi verso l'unione politica e fiscale, secondo un'architettura di tipo federale, con un vero bilancio europeo finanziato anche con emissione di titoli di debito comune: questa e' l'unica strada di tipo cooperativo che puo' conciliare l'integrazione con la salvaguardia del processo democratico. Questa prospettiva, gia' difficile fino a ieri, e' resa piu' lontana, se non interamente compromessa, dall'avanzata degli euroscettici.

Potra' il progetto di integrazione europea sopravvivere senza tale prospettiva? Molto dipende da cosa si fara' nell'immediato.

Il ''che fare'' nella fase che si apre sin dalle prossime settimane ha una rilevanza strategica. Occorre modificare il framework sbagliato delle politiche macroeconomiche, orientarle alla rivitalizzazione della domanda aggregata per uscire dalla stagnazione e combattere la disoccupazione. Si devono disegnare i tempi del risanamento finanziario dei paesi periferici in funzione del rafforzamento della ripresa e non viceversa, come si prospetta attualmente. Occorre che tutte le economie, anche quelle in surplus, contribuiscano al riequilibrio europeo. Ritrovare la strada della crescita economica, attraverso politiche anti-cicliche appropriate e coordinate tra i paesi membri, appare come l'unica possibilita' per contrastare le tendenze alla disgregazione.

Solo con la crescita e il perseguimento della piena occupazione si possono ritrovare giustificazioni valide e comprensibili per tutti alla prospettiva di unione europea politica e fiscale.

com-ram/cam/bra

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