martedì 06 dicembre | 13:08
pubblicato il 26/gen/2013 17:47

Eni: Heralde Tribune mette in risalto il 'balzo' del gruppo con Scaroni

(ASCA) - Roma, 26 gen - ''Il balzo verso l'alto di Eni''. E' il titolo del lungo articolo che l'International Herald Tribune dedica alla compagnia italiana sull'edizione di oggi.

''Paolo Scaroni, con un master in Business Administration conseguito alla Columbia Business School di New York, - scrive l'IHT - e' arrivato alla guida di Eni nel 2005 dopo aver passato gran parte della sua carriera fuori dall'Italia e dall'industria petrolifera. Dal suo arrivo ha trasformato la societa' sempre piu' in una macchina per scoprire e produrre olio e gas naturale da ingombrante conglomerato statale, stato che le aveva impedito di posizionarsi tra le major del settore. A partire dal 2010, Anadarko ed Eni hanno effettuato una serie di scoperte di gas naturale nell'offshore del Mozambico - tra le piu' grandi della storia - equivalenti a circa 16 miliardi di barili di olio equivalente. Con una quota del 70%, Eni e' operatore di maggioranza del blocco nell'Area 4 del Bacino offshore di Rovuma, nelle acque dell'Oceano Indiano del Mozambico. Stando a quanto detto dall'amministratore delegato, Paolo Scaroni in un'intervista, le scoperte giungono dopo 5 anni di studi e ricerche nell''Africa orientale, dove pochissimo petrolio e gas naturale erano stati trovati fino ad allora. 'Anche se il Mozambico si presentava come un Paese nuovo, abbiamo pensato che le possibilita' di successo sarebbero state soddisfacenti: stimavamo intorno al 20% la probabilita' di trovare risorse. Naturalmente alto era il rischio e alta e' stata la ricompensa'. Eni e' il piu' grande produttore straniero di petrolio e gas sia in Algeria sia in Libia.

Paolo Scaroni fu il primo a recarsi a Bengasi nell'aprile del 2011 per prendere contatto con i ribelli, molto prima della caduta del colonnello Gheddafi. Da allora, Eni ha ripristinato la maggior parte della sua produzione nel Paese, che rappresenta il 14% della sua produzione totale. Il campo di Wafa, uno tra i piu' importanti siti di Eni in Libia, si trova a 35 chilometri a est di In Amenas. I libici hanno una motivazione in piu' per proteggere il campo. Wafa permette l'illuminazione del Paese, dato che il campo produce il 50% del gas che alimenta le centrali elettriche libiche. La combinazione di scoperte e dismissioni, e la prospettiva di un buyback fino a 6 miliardi di euro di azioni, hanno contribuito lo scorso anno a far aumentare del 15% il prezzo delle azioni - la seconda migliore performance tra le grandi compagnie petrolifere dopo la russa Rosneft, secondo la societa' di analisi Bernstein Research. Il titolo Eni e' balzato di un ulteriore 5,6% nel mese di gennaio. Per gli investitori questo e' un cambiamento positivo per una societa' prima relegata in una posizione secondaria rispetto ai propri competitor. 'Dobbiamo riconoscere i loro meriti nell'eseguire le loro strategie', ha dichiarato Oswald Clint, analista di Bernstein a Londra''. ''Paolo Scaroni in passato ha affermato che il Mozambico sarebbe diventato il piu' grande investimento mai fatto da Eni nella sua storia. Ha anche ammesso nel contempo di dialogare con altre societa' sull'eventuale vendita di quote di partecipazione, precisando tuttavia che Eni avrebbe continuato la fase iniziale di esplorazione e sviluppo del blocco prima di far entrare nuovi partner nel progetto. Il 21 dicembre, Eni e Anadarko hanno firmato un accordo per la realizzazione congiunta di impianti per la produzione di GNL, cosi' da riuscire a contenere i costi (per la loro costruzione, ndr). Scaroni ha sottolineato come il Mozambico, sotto la presidenza di Armando Guebuza, abbia messo a punto un programma per lo sviluppo delle risorse energetiche, olio e gas, con l'aiuto di consulenti provenienti dalla Norvegia, paese che ha fatto del suo sistema petrolifero un modello per i nuovi Paesi produttori. Il governo del Mozambico dimostra inoltre di non avere problemi rispetto al fatto che i suoi partner facciano profitti, ma vuole assicurarsi che il gas naturale venga utilizzato per lo sviluppo del Paese. Il credo di Eni e' sempre quello di una societa' a 'doppia bandiera', che lavora in cooperazione con i Paesi che la ospitano'', conclude l'articolo.

com-ceg/rf

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