martedì 17 gennaio | 20:32
pubblicato il 11/set/2014 18:10

Eni: da Pm accertamenti su 1 miliardo e 92 milioni

(ASCA) - Milano, 11 set 2014 - Ruota tutta attorno al pagamento di un miliardo e 92 milioni di dollari effettuato da Eni nel 2011 per ottenere la concessione Opl-245 il nuovo filone di inchiesta sulla presunta corruzione internazionale del cane a sei zampe in Nigeria. Su questo versamento sono in corso tutta una serie di accertamenti da parte dei pm milanesi Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro, che hanno iscritto nel registro degli indagati, tra gli altri, l'amministratore delegato del colosso energetico, Claudio De Scalzi, e l'ex numero uno Paolo Scaroni. L'operazione risale al 2011 e presenta diverse punti poco chiari. Ad aprile Eni versa al governo nigeriano 1 miliardo e 92 milioni di dollari come somma per l'acquisto della concessione Opl-245, che gli avrebbe permesso di condurre tutta una serie di esplorazioni al largo delle coste nigeriane. Dopododiche' l'intero importo viene girato alla Malubu, societa' fino a quel momento titolare della stessa concessione Opl-245 riconducibile all'ex ministro del petrolio nigeriano Dan Etete. Ed e' questo uno punti che suscita i maggiori interrogativi negli inquirenti milanesi.

Una delle ipotesi al vaglio, ancora tutta da verificare, e' che l'intera somma sia una maxi tangente.

Fattosta' che una volta conclusa l'operazione spunta un altro personaggio nigeriano molto in vista: il suo nome e' Emeka Obi e si presenta davanti a un tribunale di Londra denunciando l'ex ministro Etete per non avergli pagato il compenso dovuto per la sua opera di mediatore tra Eni e governo nigeriano. Il colpo di scena arriva nel 2013 quando l'autorita' guiudiziaria britannica gli da ragione e obbliga l'ex ministro nigerieno a versargli 110 milioni di dollari.

Piu' o meno il 10% del valore del valore della concessione (pari, e' bene ricordarlo a 1 miliardo e 92 milioni di dollari) nonche' l'esatto ammontare della cifra sequestrata dall'autorita' svizzera alla Malabu nel luglio scorso su richiesta dei magistrati milanesi. Sequestro a cui si aggiunge quello di 83 milioni (sempre a carico della Malabu) chiesto e ottenuto dai pm De Paquale e Spataro alla Southwarkn Crown Court di Londra. Dal canto suo, Eni respinge ogni accusa. In una nota, il gruppo di San Donato Milanese ''sottolinea di aver stipulato gli accordi per l'acquisizione del blocco unicamente con il governo nigeriano e la societa' Shell. L'intero pagamento per il rilascio a Eni e Shell della relativa licenza - precisa la societa' - e' stato eseguito unicamente al governo nigeriano''. Opposto il parere degli inquirenti milanesi, convinti che la concessione in Nigeria sia stata ottenuta da Eni per effetto della corruzione di pubblici ufficiali nigeriani attraverso l'intermediazione di diversi personaggi.

Non solo Obi, ma anche il russo Ednan Agaev e due intermediari italiani: Gianluca di Nardo e Luigi Bisignani, gia' coinvolto in diversi casi giudiziari. Nel registro degli indagati aperto dalla Procura di Milano compare anche il nome di Roberto Casula, manager a capo della divisione Esplorazione del gruppo del cane a 6 zampe. Al pari di Descalzi e Scaroni, anche per lui l'accusa e' di corruzione internazionale. fcz/mau

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