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pubblicato il 05/mar/2014 14:08

Energia: a Cremona apre i battenti il salone delle 'rinnovabili'

(ASCA) - Roma, 5 mar 2014 - Come ottenere un vasetto di plastica per yogurt da 2 litri di siero di latte, il biogas a ultrasuoni, la nuova figura dell'energy manager nell'azienda agricola, il biometano, la giornata mondiale del mais. Di questi argomenti si parla alla quarta edizione di BioEnergy Italy a Cremona Fiere fino al 7 marzo, il piu' importante salone delle tecnologie per le biomasse e le rinnovabili in agricoltura inaugurato oggi .

Forte di quasi 10mila visitatori della passata edizione, all'appuntamento di quest'anno sono presenti 97 espositori in rappresentanza di 5 Paesi (Italia, Germania, Austria, Olanda, Danimarca) e 10 delegazioni provenienti da altri Paesi esteri (Bulgaria, Danimarca, Spagna, Russia, Croazia, Polonia, Turchia, Ungheria, Kazakistan, Ucraina). Il programma, ricco di convegni, seminari e workshop, e' stato definito da CremonaFiere con la collaborazione di importanti realta' tra cui Enea, Legambiente, AssoEsco, Chimica Verde e Confagricoltura.

''Lo scopo di BioEnergy Italy - spiega Antonio Piva, presidente di CremonaFiere - e' di fornire agli operatori del settore un concreto strumento di lavoro. L'Italia si e' sviluppata enormemente negli ultimi anni in questo settore, tanto che e' posizionata ai primissimi posti mondiali per investimenti in fonti rinnovabili di energia. La Germania e' leader europea, ma possiamo certamente dire di avere raggiunto un ottimo livello sia per il numero che per la qualita' degli impianti realizzati''.

Entro il 2030 le aziende agrozootecniche italiane potrebbero produrre 8 miliardi di metri cubi di biometano: l'equivalente dell'attuale produzione nazionale di gas naturale. La migliore destinazione del biometano prodotto negli impianti di biogas sara' l'autotrazione, anche se non si puo' prescindere da due fattori che potrebbero limitarne lo sviluppo: l'offerta dei veicoli a gas metano e la diffusione dei distributori a metano presenti oggi sul nostro territorio nazionale''. Oggi in Italia circolano circa 800mila mezzi alimentati a biometano, pari a poco meno del 2% del totale circolante. Secondo Assogasmetano in tutto sono 985 i distributori, il 60% dei quali si concentra in sei regioni: Emilia Romagna, Piemonte, Lombardia, Toscana, Marche, Veneto.

Dell'argomento parleranno domani al BioEnergy Italy in un convegno organizzato in collaborazione con Legambiente il sottosegretario del Mipaaf Giuseppe Castiglione, il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza, e il presidente del Consorzio Italiano Biogas Piero Gattoni.

Gli impianti di biogas a ultrasuoni. Questa tecnologia innovativa, gia' sviluppata in Germania, consente di aumentare del 25% la produzione di biogas. La macchina ad onde sonore meccaniche (ultrasuoni) si puo' applicare anche su impianti esistenti non nuovi e consente di sminuzzare e rendere piu' ''digeribili'' anche le biomasse piu' ''difficili'' con l'eliminazione delle sostanze dannose o che possono pregiudicare la resa del digestore. Per un impianto di biogas da 1mw di potenza installata l'investimento si aggira sui 110 mila euro di spesa.

La manutenzione degli impianti di biogas. Secondo gli ultimi dati del Crpa, gli impianti a biogas agricolo in Italia sono 994 per una potenza installata di 750 mw. La maggior parte di questi, 52%, si trova in Lombardia ed Emilia Romagna. Il tema della manutenzione degli impianti diventa fondamentale. Se in presenza di un problema bisogna rivolgersi alla casa madre e attendere i loro tecnici le cose si possono complicare.

Affidando, invece, questo lavoro di manutenzione degli impianti a imprese locali specializzate si potrebbe risparmiare fino al 70% rispetto all'assistenza offerta dalle ditte installatrici estere, creando nuove figure professionali e un nuovo indotto lavorativo. Sui manutentori degli impianti a biogas - fa notare il Crpa (Centro ricerche produzioni animali) - ''non c'e' un'anagrafica dei fornitori ed e' carente l'attivita' di formazione specifica di tecnici che invece e' molto richiesta, cosi' come e' necessario un cambio drastico di modalita' operative da parte dei manutentori esistenti che devono essere pronti e disponibili ad interventi in impianti con funzionamento h 24''. Energia dagli scarti dell'industria alimentare. L'industria agroindustriale produce un lungo elenco di sottoprodotti e rifiuti che comportano costi di stoccaggio e smaltimento non indifferenti. E' possibile trasformare in risorsa energetica anche questi rifiuti. Tra i sottoprodotti agroindustriali che possono diventare ''carburante'' per i digestori a biogas vanno annoverati quelli ottenuti dalla trasformazione del pomodoro, delle olive, dell'uva, della frutta, degli ortaggi, delle barbabietole da zucchero, ma anche quelli derivati dalla lavorazione dei cereali, del risone, di frutti e semi oleosi, della birra cosi' come altri ottenuti dall'industria di panificazione e dolciaria e dalla torrefazione del caffe'.

Naturalmente per ogni digestore e' piu' adatto un sottoprodotto rispetto ad altri tenendo presente anche eventuali costi di approvvigionamento e tempi di conservazione.

com-ram

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