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pubblicato il 28/gen/2014 19:51

Electrolux: mobilitazione contro Piano Polonia. Si cerca soluzione al Mise

Electrolux: mobilitazione contro Piano Polonia. Si cerca soluzione al Mise

(ASCA) - Roma, 28 gen 2014 - Mobilitazione dei lavoratori Electrolux contro il ''Piano Polonia'', che prevede una drastica riduzione del costo del lavoro e degli stipendi. Negli stabilimenti di Susegana, in provincia d Treviso, e di Porcia, a Pordenone, i lavoratori hanno tenuto assemblee sin dall'alba, iniziando alle 6, proseguendo con un'intera giornata di sciopero. ''In assemblea, dopo aver illustrato le misure irricevibili del piano - ha detto Paola Morandin, delegata Rsu di Susegana - abbiamo votato un ordine del giorno in cui chiediamo al presidente del Consiglio, Enrico Letta, l'immediata convocazione del tavolo al Governo e annunciamo una manifestazione a Roma, sotto Palazzo Chigi''. Netta in particolare la contrarieta' all'orario part time di 6 ore, che nel caso di Susegana - specifica Morandin - comporterebbe uno stipendio mensile di poco superiore ai 700 euro. No anche agli esuberi che salgono a quota 800 nei quattro stabilimenti italiani della multinazionale, la quale ha subordinato i 90 milioni di investimento all'accettazione del piano. Piano che lascia nell'incertezza la fabbrica di Porcia. Sui dati diffusi in queste ore dai sindacati interviene Electrolux con una nota. ''La proposta tutta da discutere del costo dell'ora lavorata prevede una riduzione di 3 euro. In termini di salario netto questo equivale a circa 8% di riduzione ovvero a meno 130 euro mese - afferma Electrolux -. Nel corso dell'incontro e' stata anche avanzata l'ipotesi di raffreddare l'effetto inflattivo del costo del lavoro, responsabile del continuo accrescere del gap competitivo con i paesi dell'est Europa, attraverso il congelamento per un triennio degli incrementi del contratto collettivo nazionale di lavoro e degli scatti di anzianita'''. ''Ovviamente l'azienda ha dato piena e ovvia apertura a considerare altre forme di riduzione del costo del lavoro con minori o, se possibile, nulle conseguenze sui salari - conclude la nota del gruppo svedese -. L'azienda ribadisce anche che, il regime di 6 ore assunto come base per tutti i piani industriali, e' da considerarsi con applicazione della solidarieta', come da accordi sottoscritti e dei quali auspica il prossimo rinnovo''. Domani il tavolo a Roma. Intanto il tavolo Electrolux e' stato convocato per domani alle ore 15 presso il ministero dello Sviluppo Economico. Lo presiedera' il ministro Flavio Zanonato, sara' presente anche la Presidenza del Consiglio. Alla riunione prenderanno parte l'a.d. di Electrolux Italia e responsabile di tutti i siti europei della multinazionale, Ernesto Ferrario, i presidenti delle quattro Regioni interessate al futuro degli stabilimenti italiani del Gruppo svedese (Veneto, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Emilia Romagna) e le organizzazioni sindacali. ''I sindaci vi accompagneranno a Roma per protestare sotto Palazzo Chigi''. Lo ha assicurato Floriano Zambon, sindaco di Conegliano, incontrando in piazza i lavoratori Eleectrolux che manifestavano contro la proposta dell'azienda di tagliare gli stipendi. Erano stati i delegati Rsu a rendere nota la manifestazione davanti a Palazzo Chigi, per la quale, tuttavia, non e' stata ancora fissata una data. La protesta in particolare e' rivolta contro il ministro dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato, per l'''attendismo'' con cui ha seguito la vertenza. ''Certamente'' c'e' una via d'uscita''. Lo ha affermato in risposta alle critiche lo stesso ministro dello Sviluppo Economico, Flavio Zanonato, ai microfoni di Radio 24, parlando della vicenda Electrolux e del tavolo convocato per domani alle 15 al Mise. ''Siamo il terzo paese produttore ed esportatore di elettrodomestici al mondo - ha rilevato il ministro -. Ultimamente le aziende sono in difficolta' per la presenza di nuovi produttori sul mercato che lavorano con costi di produzione inferiori. Noi ci siamo posti per trovare una soluzione e mantenere la produzione in Italia''. ''Ci stiamo muovendo in questa direzione'', ha ribadito Zanonato assicurando che anche lo stabilmento di Porcia ''rimarra' aperto''. Per il ministro del Lavoro Enrico Giovannini la situazione di Electrolux se non sara' accettata la proposta di taglio degli stipendi, ''e' estremamente importante e difficile''. Sciogliere il nodo spetta al ministro dello Sviluppo economico Flavio Zanonato. ''Ma il ministero del Lavoro - ha messo in chiaro Giovannini - e', come sempre, di sostegno a queste iniziative per assicurare il superamento delle difficolta' e soprattutto i posti di lavoro, che sono importanti non solo per le persone ma anche per il capitale umano di cui questo paese dispone''. I sindacati invitano, con la Cisl, l'Electrolux a rivedere ''al piu' presto i suoi progetti industriali nel nostro paese assicurando la piena continuita' produttiva ed il mantenimento occupazionale di tutti i siti presenti nel territorio''. Ancora piu' dura la Fiom: ''a fronte delle indecenti proposte fatte dall'azienda il 27 gennaio scorso, nell'incontro tenuto a Mestre con Fim, Fiom, Uilm e il coordinamento nazionale, abbiamo chiesto a Electrolux una riunione straordinaria e immediata del Comitato aziendale europeo (Cae) in quanto, come gia' dichiarato nella scorsa riunione del Cae, tenuta a Berlino nel novembre scorso, la strategia industriale dell'azienda deve prevedere un confronto europeo e non si puo' ridurre a un taglio dei diritti paese per paese''. Lo dichiara Sabina Petrucci, (Fiom), coordinatrice IndustriAll del Comitato aziendale europeo Electrolux. Infine ha espresso preoccupazione, per le ricadute sul territorio, anche il vescovo di Concordia-Pordenone, mons. Giuseppe Pellegrini, per il quale ''la crisi dell'Electrolux si inserisce in una crisi produttiva'' dove ''ci sono tantissime famiglie che stanno soffrendo e tantissime comunita'''. Oltre all'aspetto economico in se', ''c'e' anche un forte problema antropologico di identita'''. ''Dobbiamo ricordare che la Zanussi e' stata alla base - ha detto il presule intervistato dalla Radio Vaticana - dello sviluppo di tutta la citta' di Pordenone e del territorio connesso: andando in crisi questa fabbrica storica, tantissimi cominciano anche a perdere un po' quella speranza e quelle prospettive che avevano costruito in questi anni. Ecco perche' - ha ricordato - come Chiesa e come comunita' cristiana siamo preoccupati: stiamo vedendo tantissima gente soffrire economicamente, ma soprattutto stiamo vedendo tantissima gente che sta perdendo la speranza''. gbt

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