sabato 03 dicembre | 19:04
pubblicato il 22/ott/2013 16:00

Editoria: Vito Teti, in 'Maledetto Sud' diavoli che abitano l'Eden

Editoria: Vito Teti, in 'Maledetto Sud' diavoli che abitano l'Eden

(ASCA) - Roma, 22 ott - L'obiettivo e' quello di rompere gli stereotipi che riguardano il Mezzogiorno attraverso un'operazione di decostruzione in cui vengono spezzati i principali luoghi comuni su cui si fonda l' immagine dei meridionali sporchi, che giocando sull' ambivalenza del termine, vengono anche detti 'sudici' gia' nell' immediato periodo postunitario. Una caratteristica che studiosi attenti come Napoleone Colajanni attribuivano alle condizioni di vita misere e alla malaria, in molta pubblicistica di matrice positivista, ma che col tempo diventa anche un' etichetta razziale, il sintomo di una inferiorita' di tipo morale. Sono diavoli che abitano l'Eden. Ma che il Sud d'Italia sia abitato da esseri umani luridi per destino naturale lo ribadisce anche il deputato leghista Matteo Salvini in un video che ha furoreggiato in rete: ''Senti che puzza, scappano anche i cani. Sono arrivati i napoletani. Son colerosi e terremotati. Con il sapone non si sono mai lavati''. Sudici, oziosi, malavitosi, briganti, mafiosi, abitanti dell'Eden, ma 'diavoli'.

Vito Teti, antropologo di Arcavacata, l' Universita' della Calabria che ha sede a Cosenza, dove e' ordinario di Etnologia, e dove dirige anche il Centro di Antropologie e Letterature del Mediterraneo, con il nuovo libro 'Maledetto Sud', edito da Eiunaudi, rompe il cortocircuito sui piu' diffusi luoghi comuni sul Mezzogiorno, ne rilegge la storia fino a ribaltarne il significato. Cosi' Teti prende in esame per esempio quella che definisce la 'creazione dell'ozio', dopo aver analizzato col suo pensiero lucido l'invenzione della lentezza, attraverso lo svuotamento, l'improduttivita', l'insicurezza, ''adesso - afferma Teti - trionfa il messaggio che il posto fisso non e' piu' possibile e che la precarieta' e' una condizione desiderabile. Il tempo liberato non si trasforma in creativita', in piacere, ma in noia, in attesa di qualcosa, in apatia, in insosoddisfazione, in comportamenti criminali.

La malezionie continua ad avverarsi e i meridionali non riescono ad uscire dalle trappole che sono state loro create e che si sono creati''. Ancora piu' interessante il tema dello spaesamento, (argomento caro a Teti, e gia' analizzato nel libro 'Il senso dei luoghi) che ''non riguarda soltanto i centri marginali periferici, ma anche le banlieues, le metropoli dove l'idea di centro si pone in maniera diversa''.

Cosi' l'appaesarsi in un mondo mobile e in fuga, diventa il problema di chi resta. Lo sradicamento porta ad un nuovo senso dell'abitare, delle presenza, l'esseree nei luoghi e 'fotografarli' per quello che sono. ''Perche' lo spaesamento e' anzitutto dentro di noi'', spiega l'antropologo.

Il libro, complesso e pieno di riferimenti (da Corrado Alvaro a Milan Kundera fino a Jean Baudrillard, il Cardinale Carlo Maria Mrtini e Gustavo Zagrebelsky) si sofferma anche sui problemi legati all'immigrazione e all'ospitalita', con i fatti di Rosarno, le 'orde' di Lampedusa, a volte gettate a mare secondo gli interessi e i calcoli dei nuovi schiavisti e negrieri. Parla di malavita, briganti, di 'ndrangheta a Polsi e al Nord, dei fatti di Duisburg, dei pellegrinaggi, di Monsignor Carlo Bregantini e di don Pino Strangio priore del santuario.

ram

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