venerdì 20 gennaio | 13:33
pubblicato il 08/lug/2014 19:04

Ecofin: Padoan avvia confronto, riforme e incentivi per crescere

(ASCA) - Roma, 8 lug 2014 - Nel lento e sinuoso ''viaggio'' dell'Europa verso gli ambiziosi obiettivi dell'unione politica ed economica, parte il semestre di presidenza italiana e all'atteso Ecofin il ministro dell'economia, Pier Carlo Padoan, presenta il programma italiano. Un appuntamento che non poteva sottrarsi alla retorica e alla liturgia che caratterizza dall'inizio della crisi del debito sovrano il confronto tra i paladini dell'austerita' e i cultori della crescita. Tuttavia nell'agenda dell'Europa il termine crescita entra in modo prepotente. Alla regia italiana ora spetta il compito, non semplice, di declinare l'agenda ed i titoli in politiche concrete con un orizzonte temporale di medio periodo.

Padoan ha sottolineato che e' ''indispensabile rafforzare gli incentivi per implementare le riforme'', e per fare questo si possono ''utilizzare gli spazi che ci sono nel Patto di Stabilita' e di Crescita, non cambiando le regole, ma applicandole al meglio, con lungimiranza e in coerenza con tutti gli accordi presi nell'Ue negli ultimi anni''. L'agenda italiana si fonda su tre pilastri per rilanciare la crescita. Piu' integrazione, riforme strutturali e investimenti. L'Europa sta uscendo da una gravissima recessione ma la velocita' e' troppo modesta. Il tema della crescita non puo' essere ignorato neanche dalla potente Germania alla luce di un indebolimento del tasso di espansione dell'economia. E come ha riconosciuto Padoan un indebolimento della Germania e' motivo di preoccupazione non solo per i tedeschi ma per tutta l'Europa. Non e' un caso che i mercati finanziari da venerdi' sono in ripiegamento con indici azionari in brusco calo e spread che tornano ad allargarsi. L'Europa del 2014 sembra aver accantonato lo scontro tra austerita' e crescita sposando il connubio riforme e crescita. Le parole pronunciate dal ministro tedesco Schaeuble (''le riforme strutturali non devono essere una alternativa, una scusa per non fare il risanamento dei bilanci'') sembrano cosi' rientrare nella tradizionale e un po' folcloristica dialettica pubblica all'interno dell'Europa tra falchi e colombe.

Indicativo pero' quanto detto dal presidente dell'Eurogruppo. ''Se le riforme strutturali ci sono veramente, non solo promesse ma attuate con un effettivo impatto sul bilancio, questo potrebbe fare si' che ad un paese venga concesso piu' tempo'' sul risanamento, ha detto l'olandese Jeroen Dijsselbloem. La presidenza italiana dovra' ricercare l'equilibrio tra riforme, investimenti e integrazione e se il percorso si annuncia stretto e tortuoso sul tavolo europeo, i maggiori ostacoli potrebbero arrivare dal fronte interno. La determinazione del governo Renzi nel realizzare il ricco programma di riforme deve fare i conti con la situazione e gli umori della politica interna. E' su questo terreno, piu' che sulla tenuta dei conti pubblici, che l'esecutivo deve impegnarsi per recuperare un profondo gap con l'Europa.

D'altra parte in un recente studio della Commissione europea sul ruolo delle riforme strutturali negli aggiustamenti dei conti e nella crescita, l'Italia esce piuttosto malconcia.

Meglio della Grecia ma peggio di Spagna e Portogallo. Su 20 aree cruciali per la crescita tra il 2008 e il 2013 l'Italia deve realizzare riforme radicali in 9 settori contro i 3 di Madrid e Lisbona. E si spazia dalle concessioni edilizie alle norme contro la corruzione.

Il semestre italiano presenta spazi temporali angusti per l'iniziativa legislativa. Da qui a tutto ottobre l'insediamento della Commissione toglie spazio a qualsiasi dossier tecnico. Il lavoro ''politico'' dell'Italia puo' contribuire a disegnare, attraverso il consenso dei partner, le strategie dell'Unione per i prossimi 5 anni. Puntare a definire obiettivi e strategie di medio periodo puo' essere l'elemento caratterizzante del semestre italiano.

did/

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