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pubblicato il 15/feb/2011 05:10

Draghi: Servono riforme strutturali e la Germania è l'esempio

Governatore Bankitalia: Italia non è a rischio,serve più crescita

Draghi: Servono riforme strutturali e la Germania è l'esempio

Roma, 15 feb. (askanews) - L'esempio in Europa di attuazione delle riforme strutturali necessarie per uscire dalla crisi è la Germania. Lo riferisce il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi in un'intervista alla Frankfurter Allgemeine Zeitung. Secondo Draghi, oltre alla disciplina di bilancio, per far sì che l'Unione Monetaria sopravviva, "la seconda importante condizione è che tutti i paesi realizzino delle riforme strutturali per accelerare la crescita economica. La crescita è il secondo pilastro sul quale si costruisce la stabilità finanziaria. Avremmo bisogno di un secondo sistema di regole, analogo ai criteri di Maastricht e al patto di stabilità, che crei le premesse per la crescita". E alla domanda se la Germania non dovrebbe allora temere che l' europeizzazione della politica economica possa farle perdere competitività, Draghi risponde: "Al contrario, dobbiamo seguire tutti l'esempio della Germania, l'ho ribadito pubblicamente varie volte. La Germania ha migliorato la sua competitività attuando delle riforme strutturali. Questo deve essere il modello". Nell'intervista il numero Uno di via Nazionale, che ricopre anche la carica di presidente del Financial Stability Board, sottolinea che l'Italia non è un Paese a rischio dal punto di vista finanziario ma serve più crescita. "L'Italia - afferma - non è un Paese a rischio, per tanti motivi. L'indebitamento delle famiglie e delle imprese è trai i più bassi in Europa. La struttura industriale è molto diversificata e pertanto resistente. Il bilancio delle partite correnti è in equilibrio. Durante la crisi, il deficit di bilancio italiano durante la crisi non è aumentato come in altri paesi. La durata media del debito pubblico italiano è aumentata a sette anni e tre mesi, il che ci protegge da problemi di finanziamento". Quanto alle opinioni di chi, all'estero, continuano a ritenere l'Italia un simbolo di instabilità, Draghi ha puntualizzato: "l'Italia ha vissuto periodi di stabilità e instabilità sia economica, sia politica. Io stesso ho sperimentato come gli anni cinquanta e sessanta siano stati contrassegnati da una crescita e da una stabilità straordinarie. L'instabilità è iniziata alla fine degli anni sessanta. Negli anni settanta l'inflazione annuale arrivava al 20%. A quei tempi - ha evidenziato - la Germania ha risolto i propri problemi inflazionistici nel giro di due anni ed ha continuato a crescere sulla base di prezzi stabili. Questo era il 'modello Bundesbank' della politica monetaria, sul quale si è basato lo sviluppo dell'economia tedesca. L'Italia scelse la strada delle svalutazioni, ed è forse per questo che il nome del Paese è legato al concetto di instabilità. Tuttavia, almeno da quando il Governo Prodi aveva introdotto nel 1997 un severo programma di convergenza, per essere nell'Unione monetaria fin dall'inizio, ed a posteriori dall'ingresso nell'Unione monetaria, c'è stato un cambiamento fondamentale. Ma - ha concluso Draghi - abbiamo bisogno di regole severe per ridurre l'indebitamento. E l'Italia ha anche bisogno di maggiore crescita. Lo dico da quando sono Governatore della Banca d'Italia".

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