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pubblicato il 04/feb/2016 15:30

Draghi mette in guardia dai rischi di bassa inflazione

E a "forze globali" frenanti si aggiunge euro sopra 1,12 dollari

Draghi mette in guardia dai rischi di bassa inflazione

Roma, 4 feb. (askanews) - La Banca centrale europea lancia nuovi segnali di disagio sull'inflazione eccessivamente bassa, mentre negli ultimi mesi si sono moltiplicati i fattori che potrebbero prolungarne la debolezza. E proprio nel giorno in cui un altro elemento minaccia di aggiungersi al bilancino dei rischi, il fattore cambi con l'euro che balza sopra 1,12 sul dollaro, il presidente Mario Draghi ha riaffermato con energia che l'istituzione deve agire come stabilito dal suo mandato: preservare la stabilità dei prezzi e quindi favorire un ritorno del caro vita a livelli più accettabili.

La Bce, infatti, non può accettare che "se fosse necessario adottare una linea più espansiva, i rischi di effetti collaterali distorsivi si mettano di traverso". Non agire significherebbe "stravolgere il mandato". Messaggi che Draghi non a caso ha lanciato davanti ad una platea di banchieri e imprenditori tedeschi. E' intervenuto ad un convegno organizzato dalla Bundesbank, a Francoforte. E la Germania è il Paese dove più spesso vengono sollevate controversie in merito agli effetti collaterali potenzialmente nocivi delle misure di stimolo. "La priorità - ha chiarito Draghi - è garantire l'obiettivo di stabilità dei prezzi".

Stabilità che nell'interpretazione tecnica della Bce significa avere una inflazione inferiore ma vicina al 2 per cento sulla media di 18 mesi circa. Invece nell'area euro fluttua a ridosso di zero ormai da molti mesi. E zavorrata dalla caduta del petrolio secondo la stessa istituzione potrebbe ricadere temporaneamente a valori negativi.

Draghi ha rilevato come vi siano "forze, nell'economia globale, che oggi concorrono a tenere bassa l'inflazione". Nel suo intervento, in inglese, ha utilizzato la parola "conspiring", che ha un duplice significato. Può indicare "complotto", come nella parola italiana che gli assomiglia, "cospirazione", ma può anche riferirsi ad un più neutrale concomitare/concorrere di elementi che spingono verso o contro una determinata direzione o esito.

Ovviamente, di primo acchito sui media italiani e soprattutto sui titoli ha prevalso l'interpretazione più eccitante, in senso "cospiratorio" del termine. Laddove Draghi usava la parola nella sua connotazione neutrale, mentre traeva le conclusioni di un lungo discorso in cui aveva elencato i diversi fattori - dalla fine del superciclo delle materie prime e del petrolio, agli andamenti demografici, ai cambiamenti tecnologici alla globalizzazione - che appunto in questa fase stanno spingendo tutti nella direzione di tenere bassi i prezzi al consumo.

Quello del capo della Bce non era certo un allarme su una qualche trama oscura, di una sorta di Spectre globale il cui peraltro stravagante obiettivo sarebbe quello di tenere basso il caro vita.

Ad ogni modo il problema della bassa inflazione c'è ed è molto sentito dai banchieri centrali europei. Soprattutto perché più a lungo si trascina tanto maggiori sono i rischi che si inneschi quello che forse è l'aspetto più temuto dalla Bce, ma anche dalla Banche centrali in generale. Ovvero che si crei l'attesa generalizzata di debolezza sui prezzi che può spingere ad atteggiamenti di rinvio degli acquisti, che alimentano a loro volta altri indebolimenti dei prezzi rischiando di innescare una spirale di deflazione conclamata. Solitamente si verifica quando, come adesso, i tassi di interesse sono già a zero e la Banca centrale si ritrova senza grandi capacità di conterasto, laddove nella situazione diametralmente opposta, l'alta inflazione, può sempre alzare di più i tassi.

Non a caso sempre oggi, nel suo bollettino economico, la Bce ribadisce come "il Consiglio direttivo dovrà rivedere ed eventualmente riconsiderare l'orientamento della politica monetaria agli inizi di marzo, quando saranno disponibili le nuove proiezioni macroeconomiche relative anche al 2018. Nel frattempo si lavorerà al fine di assicurare che sussistano tutte le condizioni tecniche affinché l'intera gamma di opzioni sul piano delle politiche sia disponibile per essere eventualmente applicata".

E come se non bastassero i fattori deflazionistici elencati da Draghi, proprio nelle ultimissime sedute si è aggiunto anche il ritorno rialzista dell'euro, che oggi è arrivato a sfondare la soglia di 1,12 sul dollaro, per la prima volta dal 23 ottobre scorso. Un balzo che riflette il brusco deprezzamento della divisa americana mentre si fa strada lo scenario di una Federal Reserve, la banca centrale Usa, molto più lenta nella sua manovra di progressivo rialzo dei tassi di quanto fosse atteso solo poche settimane fa. La forza dell'euro tende a limitare l'inflazione importata, aggiungendo pressioni sulla Bce.

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