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pubblicato il 27/mag/2015 11:22

Domani assemblea di Confindustria, ma Renzi sceglie Marchionne

Squinzi: ripresa c'è, avanti con riforme e nuove regole contratti

Domani assemblea di Confindustria, ma Renzi sceglie Marchionne

Roma, 27 mag. (askanews) - Oltre duemila invitati all'assemblea annuale di Confindustria, che si terrà domani a Milano all'Expo e non a Roma come da tradizione, ma un solo grande assente: Matteo Renzi. Anche quest'anno il premier ha scelto di saltare l'appuntamento più importante per gli industriali italiani. Sarà a Melfi con l'amministratore delegato di Fca, Sergio Marchionne. Un vero e proprio "schiaffo" per Confindustria, fanno notare fonti interne all'associazione. È stato proprio Marchionne, infatti, l'artefice dell'uscita della Fiat dall'associazione di viale dell'Astronomia.

Uno strappo consumatosi con la presidenza Marcegaglia e mai ricucito da Squinzi. Anche perché, nella corsa per la presidenza degli industriali, l'a.d. di Fca, aveva chiaramente appoggiato Alberto Bombassei, il rivale del patron della Mapei, ipotizzando un rientro dell'azienda nell'associazione in caso di vittoria del numero uno della Brembo. La decisione di Renzi "brucia", osservano le stesse fonti "perchè testimonia ancora una volta l'affinità con Marchionne, uomo solo al comando proprio come il premier, e la distanza da Confindustria".

Uno smacco, dunque, anche perchè quella di domani sarà l'ultima assemblea da presidente per Squinzi che, l'anno prossimo, lascerà il testimone al suo successore. La partita per la nuova presidenza, ufficialmente, deve ancora aprirsi ma verrà giocata con le nuove regole introdotte dalla riforma Pesenti, fortemente voluta dall'attuale presidente, che prevede che il nuovo leader venga eletto dall'assemblea su proposta del Consiglio generale, l'organismo che ha in pratica sostituito la vecchia Giunta. I rumors sui possibili candidati già si rincorrono: circolano i nomi di Gianfelice Rocca, Aurelio Regina (dimissionario un anno fa perchè in rotta di collisione con Squinzi), Antonella Mansi, e Carlo Pesenti, firmatario della riforma associativa. I giochi sono aperti ma la strada è tutta in salita perchè, oggi più che mai, Confindustria appare divisa, tra grandi e piccoli, Sud e Nord, e poco considerata dal governo Renzi. Sono lontanissimi, ormai, i tempi dell'abbraccio cordiale tra Antonio D'Amato e Silvio Berlusconi.

Domani, ad ascoltare la relazione di Squinzi ci saranno, comunque, diversi esponenti dell'esecutivo: Federica Guidi, che in qualità di ministro dello Sviluppo economico prenderà la parola dal palco, Angelino Alfano, Giuliano Poletti, Stefania Giannini, Gian Luca Galletti, e Maurizio Martina. In platea, tra banchieri ed industriali, non mancheranno alcuni past president dell'Associazione: Emma Marcegaglia, Luigi Abete e Antonio D'Amato.

Squinzi, in linea con il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, tornerà a chiedere al governo di andare avanti con le riforme per consolidare i primi segnali di ripresa dell'economia. Un contributo importante verrà dall'Expo, vetrina importante per l'Italia e la sua industria. Incassato il Jobs act, il numero uno degli industriali, domani, lancerà un appello ai sindacati per cambiare, in un anno, le regole dei contratti. Il vecchio modello contrattuale va radicalmente rivisto, a giudizio di Confindustria, per assicurare la certezza dei costi, la non sovrapponibilità dei livelli di contrattazione (nazionale e decentrato) e per legare strettamente retribuzioni e produttività.

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