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pubblicato il 05/mar/2015 16:50

Dmitriev: da sanzioni enormi danni, business Italia preoccupato

Il presidente della banca d'investimento Vnesheconombank

Dmitriev: da sanzioni enormi danni, business Italia preoccupato

Roma, 5 mar. (askanews) - "La situazione attuale è estremamente negativa per tutti, per la Russia e per l'Europa, perchè l'Europa è il principale partner per la Russia e la Russia è uno dei principali mercati per l'Europa. Agricoltura, prima di tutto, alimentari in genere e molto altro": così Vladimir Dmitriev, il presidente di Vnesheconombank, fotografa il quadro - molto semplice nella sua evidenza, ma estremamente complicato per il business - degli affari con la Russia in tempo di sanzioni. L'Istituto bancario statale che Dimitriev presiede, ai tempi dell'Urss gestiva il debito estero, poi Vladimir Putin lo ha trasformato in banca per lo sviluppo. Per Dmitriev, definito "lo zar delle banche", le misure restrittive varate da Ue e Usa a causa del conflitto in Ucraina sono problema di quotidiana urgenza.

"Allo stato attuale le sanzioni, misure che vanno contro il libero commercio e gli scambi a livello globale, provocano danni molto gravi per tutti - dichiara Dmitriev in un'intervista ad askanews - Le stime medie che vediamo circolare oggi, tentando di fare i conti, sono di perdite per 20-30 miliardi di euro sino ad ora per i Paesi dell'Ue. E a lungo termine il conto potrebbe risultare ancora più salato. D'altra parte, la situazione spinge la Russia a cercare l'espansione su altri mercati, che possano sostituire le mancate esportazioni di prodotti tradizionalmente comprati dai Paesi europei. Non è una nostra scelta, siamo costretti a farlo a causa delle decisioni prese in Europa e della situazione politica: dobbiamo trovare anche altri fornitori".

Il problema delle sanzioni, che Mosca vorrebbe alleggerire dopo gli accordi di Minsk di metà febbraio, è appeso agli sviluppi della crisi ucraina. "Per arrivare a ridurre ed eliminare le sanzioni serve un grosso miglioramento della situazione in Ucraina - ammette Dmitriev - Ma noi non possiamo accettare che una terza parte interferisca nella politica interna ucraina, noi cerchiamo di ottimizzare i risultati degli accordi di Minsk, che indicano la via giusta per arrivare a risolvere questa drammatica situazione. Quello che la Russia deve fare assieme ai Paesi europei è impegnarsi per la stabilizzazione dell'Ucraina, vanno rispettati gli accordi di Minsk, a cominciare dal ritiro delle armi pesanti: questo vale per l'esercito regolare quanto per i separatisti di Lugansk e Donetsk. Dobbiamo aiutare a risollevare la situazione economica, a ricostruire quanto distrutto dalla guerra. E qui la Russia ha dei tradizionali legami, profondi, che possono servire. Siamo molto interessati a contribuire alla stabilizzazione dell'Ucraina".

Il presidente di Vnesheconombank è anche co-presidente, insieme alla presidente di Poste Todini, del Forum di dialogo italo-russo, carica che lo porta spesso in Italia. "Vedo crescente preoccupazione presso la comunità italiana del business. Gli imprenditori capiscono che si è creata una situazione ingiusta, che l'America cerca di imporre la propria politica a Paesi tradizionalmente molto legati alla Russia. E le piccole-medie imprese in Italia, in particolare, dipendono molto dal mercato russo e dai rapporti italo-russi. Detto questo, i grossi progetti italo-russi andranno avanti, parlo ad esempio del maxi-progetto Yamal per il gnl, del Superjet Suhkoi realizzato con Finmeccanica, che sta avendo successo sui mercati mondiali. Non credo che questo tipo di cooperazione possa essere frenata. Non è facile, ma troveremo soluzioni. Credo che il mondo imprenditoriale russo, davvero preoccupato, farà di tutto per mantenere e migliorare le proprie posizioni in Russia".

La situazione è complicata anche dal crollo del rublo, che nel 2014 ha perso il 40% del proprio valore. "Le nostre autorità monetarie hanno fatto molto per stabilizzare il rublo. La situazione è certo difficile, ma è gestibile - secondo Dmitriev - Credo che per quest'anno sia realistico pensare a un tasso di cambio rublo-dollaro, in media, di 50 a 1. Il trend attuale indica un possibile apprezzamento del rublo e credo che, lentamente, ci sarà un rafforzamento: non si tornerà magari a 34 rubli per un dollaro, ma staremo sotto i 60 rubli".

Quanto al petrolio, grande imputato per la crisi economica russa, ancora prima delle sanzioni, Dmitriev non prevede "drammatici cambiamenti rispetto al quadro attuale", per varie ragioni. "Assistiamo a un incremento della domanda di petrolio, mentre i Paesi produttori stanno cercando di regolare i livelli di produzione. Un ulteriore abbassamento dei prezzi del barile non farebbe bene a nessuno, nemmeno agli Usa".

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