giovedì 19 gennaio | 23:11
pubblicato il 25/apr/2014 14:01

Dl lavoro: Unimpresa, con questo provvedimento 60% imprese non assumera'

(ASCA) - Roma, 25 apr 2014 - ''Il 60% delle imprese non prevede nuove assunzioni con il decreto legge 'jobs act' del Govrrno su contratti a termine e apprendistato. Il tetto aziendale per i rapporti di lavoro a tempo determinato e l'abolizione del piano formativo individuale per l'apprendisato non agevolarono la creazione di occupazione: lo sostengono tre aziende su cinque''. Questo il risultato di un sondaggio condotto da Unimpresa, attraverso le sedi sparse su tutto il territorio nazionale, fra le 120.000 imprese associate. u' Unimpresa ritiene dunque sbagliato sia il tetto aziendale per i contratti di lavoro a termine sia l'abolizione del piano formativo individuale per gli apprendisti. ''Le misure introdotte dell'esecutivo di Matteo Renzi - spiega il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi - sono certamente apprezzabili, ma riteniamo opportune alcune correzioni. Speriamo che ci sia il tempo, oltre che la volonta' da parte della maggioranza parlamentare, di modifi care il testo nel corso dell'iter parlamentare''. Secondo gli esperti dell'associazione, per quanto riguarda i contratti a termine, ''e' di grande importanza l'eliminazione della causale e la possibilita' di procedere a piu' di una proroga senza obbligare le aziende a pericolose ed elusive chiusure e riaperture contrattuali nel rispetto dei periodi di latenza. Il vero nodo pero' e', in controtendenza con lo spirito generale che ha animato negli ultimi anni il legislatore, l'aver stabilito una percentuale massima di lavoratori a termine presenti in azienda''. Per Unimpresa ''cio' e' mortificante sia per le micro e piccole imprese sia per le stesse parti sociali cui la precedente costruzione normativa attribuiva l'incarico di stabilire tale limite. Per le prime (le micro e piccole che rappresentano il 95% del totale delle imprese) significa ridurre al lumicino le assunzioni di lavoratori temporanei e somministrati; per le seconde, le parti sociali, significa vedersi espropriato un r uolo o comunque dover fare i conti con una percentuale che la legge prevede astrattamente congrua per tutti. Sara' difficile immaginare grandi scostamenti dal limite legale a opera dei contratti collettivi nazionali di lavoro, piu' semplice sara' in caso di contrattazione aziendale che di fatto pero' tagliera' fuori nuovamente le micro imprese''. Red-glr/

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