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pubblicato il 05/ott/2015 10:10

De Albertis (Ance): abolire l'Imu è necessario per la ripresa

Le idee sul futuro dell'Expo e sul Ponte sullo Stretto

De Albertis (Ance): abolire l'Imu è necessario per la ripresa

Roma (askanews) - Abolizione di Imu e Tasi sulla prima casa, contributo del settore costruzioni alla ripresa del Paese, futuro dell'area Expo e delle altre aree disponibili nelle grandi città, fino al Ponte sullo Stretto: sono i temi di attualità affrontati in questa videointervista dal neo presidente dell'Associazione dei costruttori (Ance) Claudio De Albertis che è già stato al vertice dell'Ance dal 2000 al 2006. "In questi ultimi 3 anni, di fronte all'invito della Commissione europea di fare i compiti a casa e incrementare la tassazione sulla casa, l'Italia ha corrisposto in maniera fin eccessiva, perchè le tasse sulla casa sono aumentate del 111%. Prima avevamo una tassazione bassa, oggi siamo al terzo posto in Europa. Prima di noi ci sono Francia e Inghilterra che però hanno un patrimonio abitativo completamente diverso: noi abbiamo l'80% del patrimonio che è di proprietà di qualcuno e solo il 20% di affitto, mentre da loro è completamente diverso. Il Paese regge perchè c'è una grande ricchezza delle famiglie e il 60% di questa ricchezza è costituita del patrimonio immobiliare: se le famiglie si vedono attaccare in questo modo il patrimonio, visto che il gettito per l'erario è passato da 9 a 24 miliardi, la prima cosa che fanno i cittadini è non consumare più, mentre se l'Italia vuol ripartire deve aumentare i consumi interni. Per cui, quando il presidente del Consiglio dice che si deve ripartire dall'edilizia e dalla fiscalità sulla casa dice una cosa correttissima. Noi con l'indotto facciamo il 15% del Pil; in questi sei anni si sono persi 850 mila posti di lavoro; numeri spaventosi. Nel 2006 c' erano 850 mila transazioni immobiliari, siamo scesi a 44 mila. Per quel che riguarda i permessi di costruzione, siamo tornati ai livelli del 1936, per cui credo che il contributo del nostro settore alla ripresa possa essere molto forte. Insieme a Confindustria abbiamo detto che il patrimonio edificato è per il 60% anteriore agli Anni Settanta, quidi molto obsoleto ed energivoro. Abbiamo suggerito di avviare politiche di sostituzione, il che avrebbe una forte valenza di politica industriale, perchè costringerebbe le imprese a rinnovare processi e prodotti: da qui alcune proposte fiscali tese ad agevolare chi compra una casa ristrutturata ad alta efficienza energetica". Sull'utilizzo delle aree urbane disponibili, a cominciare dall'Expo, De Albertis prosegue: "La ripresa non può che partire dalle città, anche per tutelare il paesaggio urbano: dobbiamo investire risorse intellettuali, creative ed economiche per far sì che anche i piccoli interventi, come il rifacimento di un parco, di una strada , di una piazza, abbiano una loro dignità paesaggistica. Sui grandi interventi di sviluppo, alcuni sono stati fatti, ma sono operazioni enormi e difficilmente oggi possono decollare, perchè ci vogliono risorse colossali. Anche i grandi fondi stranieri che stanno tornando in Italia preferisono comprare edifici già costruiti che garantisono subito un reddito. Affrontare operazioni di sviluppo è invece molto complesso, perchè vanno strutturate dal punto di vista fiscale e finanziario in maniera diversa. E' un grande tema da affrontare: su questo si deve ritrovare un'alleanza tra sistema delle imprese, degli sviluppatori e del credito. Per Expo credo che la proposta di trasferirvi la parte scientifica dell'Università Statale e le grandi e piccole imprese dell'Ict creando un distretto, sia l'idea vincente. Ma adesso ci vuole un piano di fattibilità. Se fossi l'amministratore di questa società, cercherei di capire con quali soldi, con quali ritorni, in quanto tempo si può trasferire l'Università che lascia delle aree in posizione fantastica a Milano. E così che proposta si possa fare a un'impresa che dalla provincia volesse trasferirsi nell'area Expo". E sull'idea di ripensare al Ponte sullo Stretto di Messina, De Albertis conclude: "Le grandi opere vanno valutate per l'impatto che hanno sotto il profilo socioeconomico e ambientale per capirne l'utilità, anche in alternativa ad altre soluzioni: preferisco spendere sul Ponte o preferisco spendere per gli acquedotti siciliani? Poi non va dimenticato che le grandi opere hanno anche un effetto indotto, perchè lì si misura la capacità progettuale, ingegneristica e costruttiva italiana. Da questo punto di vista, non posso dimenticare che che le nostre grandi imprese di costruzione, che oggi hanno elevati livelli di crescita all'estero, sono nate quando in Italia ci fu la grande ondata di costruzione delle autostrade e delle centrali idroelettriche".

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