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pubblicato il 07/feb/2014 18:38

Ddl Delrio: ecco cosa prevede il provvedimento svuota province (scheda)

(ASCA) - Roma, 7 feb 2014 - Il ddl Delrio, che istituisce dal 2014 le Citta' metropolitane, trasforma le amministrazioni provinciali in enti di secondo livello con funzioni minime di pianificazione e semplifica la disciplina delle Unioni di Comuni riformando, di fatto, l'istituto della fusione. In realta', non si tratta di vera e propria abolizione delle Province, ma piu' che altro di uno ''svuotamento'' delle stesse e la presa d'atto che, nel 2014, non si svolgeranno le elezioni provinciali. Da quest'anno, infatti, i consigli provinciali si trasformeranno in assemblee dei sindaci, nasceranno 9 citta' metropolitane e di fatto si ridurranno a due i livelli territoriali di rappresentanza politica: i Comuni e le Regioni.

Si tratta del secondo tassello dopo il ddl costituzionale varato il 5 luglio scorso finalizzato ad eliminare il termine 'Province' dagli articoli 114 e seguenti della Costituzione.

Il ddl, gia' approvato alla Camera, si e' reso necessario dopo che la sentenza 220 della Consulta agli inizi di luglio ha sancito l'illegittimita' costituzionale sia dell'articolo 23 del decreto 'salva-Italia', che trasformava le Province in enti di secondo livello, sia gli articoli 17 e 18 della spending review, che prevedevano il taglio di quelle con meno di 350mila abitanti e un'estensione inferiore a 2.500 chilometri quadrati e avviavano le citta' metropolitane.

Il provvedimento, che ora dovra' essere approvato al Senato, istituisce un ente di area vasta, governato sostanzialmente dai rappresentanti dei Comuni e dotato di poche funzioni di pianificazione. In questo nuovo sistema scompare la Giunta provinciale; il presidente e' un sindaco in carica eletto, con un sistema di voto ponderato, dall'Assemblea dei primi cittadini; il Consiglio provinciale e' costituito dai sindaci dei Comuni con piu' di 15.000 abitanti e dal presidente delle Unioni di Comuni del territorio con piu' di 10.000 abitanti.

La trasformazione si avvia entro 20 giorni dalla data di proclamazione dei sindaci eletti nelle prossime tornate amministrative con l'elezione del nuovo Presidente e l'insediamento del Consiglio.

Nei territori di Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria nasceranno invece le Citta' metropolitane (per Roma Capitale e' previsto uno status speciale), chiamate ad occuparsi di pianificazione strategica, servizi pubblici, viabilita', trasporti, sviluppo economico e prenderanno il posto delle rispettive Province.

Da quel momento, comincera' l'iter per l'adozione dei nuovi statuti che dovra' concludersi entro sei mesi. Dal 1 luglio 2014 le Citta' metropolitane subentrano in tutto e per tutto alle Province, sia in caso di approvazione dello statuto, sia in mancanza dello stesso.

Tre gli organi previsti: il sindaco; il consiglio metropolitano; la conferenza metropolitana. Il primo cittadino metropolitano e' il sindaco del comune capoluogo che insieme ai primi cittadini di tutti i municipi con piu' di 15mila abitanti e ai presidenti delle unioni di Comuni con piu' di 10mila abitanti formera' il consiglio metropolitano, accanto al quale operera' anche una conferenza metropolitana formata dall'insieme dei sindaci. In alternativa lo statuto potra' prevedere un sistema di elezione a suffragio universale sulla base di una legge elettorale nazionale. Non e' prevista la costituzione di una giunta ma e' data facolta' al sindaco di nominare un vicesindaco e uno o piu' consiglieri delegati.

La Citta' metropolitana di Roma Capitale sostituira' sia il Comune che la Provincia di Roma. Questa puo' al massimo estendersi ai territorio di Roma capitale e ai Comuni della provincia confinanti con esso e, per tale estensione, e' richiesto il consenso sia di Roma capitale che del singolo Comune; per le altre Citta' metropolitane, invece, il territorio coincide con quello della provincia, salva la facolta' di un terzo dei Comuni tra loro confinanti o di un numero di comuni che rappresentino un terzo della popolazione di non aderire.

Il provvedimento prova infine a mettere ordine nelle tre diverse tipologie di Unioni di Comuni oggi esistenti, prevedendo ad esempio che tutti i municipi con meno di 5 mila abitanti, fino a 3 mila se montani, si associno per svolgere le loro funzioni fondamentali. All'interno del provvedimento e' stata inserita anche una norma che riavvia il percorso di razionalizzazione dei oltre 3.200 enti intermedi che oggi esistono tra Comuni e Regioni.

red/rf

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