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pubblicato il 20/nov/2013 12:00

Dalla Commissione 10 pareri motivati" a Italia per infrazioni Ue

Per norme in campo giustizia,ambiente,sanità,lavoro,trasporti,Iva

Dalla Commissione 10 pareri motivati" a Italia per infrazioni Ue

Bruxelles, 20 nov. (askanews) - La Commissione europea ha notificato oggi a Bruxelles l'invio all'Italia di 10 "pareri motivati" (secondo stadio della procedura comunitaria d'infrazione), oltre a un ricorso in Corte di Giustizia Ue per il mancato recupero di aiuti di Stato illegali concessi negli anni '90 alle imprese nel terrirorio di Venezia e Chioggia. I pareri motivati danno due mesi all'Italia per mettersi in regla, dopo di che la Commissione puo' adire la Corte di Giustizia Ue. L'Italia è finita nel mirino della Commissione innanzitutto per per la mancata trasposizione della direttiva sul contrasto alla tratta di esseri umani. La direttiva prevede disposizioni di diritto penale contro gli autori dei reati, il sostegno alle vittime e la tutela dei loro diritti nei procedimenti penali, la prevenzione e il controllo dell'attuazione delle nuove norme. Finora, 18 paesi hanno recepito la direttiva, mentre oggi, insieme all'Italia, hanno ricevuto un parere motivato anche Cipro, Spagna e Lussemburgo. Altri quattro pareri motivati riguardano questioni ambientali, e in particolare il mancato recepimento della direttiva sullo stoccaggio del mercurio metallico considerato come rifiuto, e delle normative sulle limitazioni dell'uso di determinate sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche ("direttiva Rohs"). L'Italia non ha dato attuazione entro la scadenza del 2 gennaio scorso alla revisione della direttiva Rohs, contenente misure sulle esenzioni a favore di alcune apparecchiature contenenti piombo o cadmio, né a due direttive correlate che avrebbero dovuto essere recepite entro la stessa data. In campo sanitario, l'Italia non garantisce il pieno rispetto della direttiva che mira a impedire che i medicinali falsificati giungano ai pazienti. La direttiva, che doveva essere trasposta nella legge nazionale a gennaio 2013, prevede misure di sicurezza e di controllo armonizzate a livello europeo, assicurando un'identificazione più facile dei medicinali falsificati, e verifiche e controlli più rigorosi alle frontiere dell'Ue e al suo interno. Un'altra direttiva non recepita dall'Italia è quella sulla prevenzione delle lesioni causate dagli strumenti medici taglienti nel settore ospedaliero e sanitario, votla a garantire la massima sicurezza possibile del personale nell'ambiente di lavoro adottando misure di pianificazione, sensibilizzazione, informazione, formazione, prevenzione e monitoraggio. Nel settore del diritto del lavoro, all'Italia viene contestato un trattamento discriminatorio dei dipendenti delle scuole pubbliche con contratti a tempo determinato, rispetto a quelli con contratti a tempo indeterminato. I dipendenti sono assunti con contratti temporanei ripetuti negli anni, per cui continuano a essere precari e a essere pagati meno, anche se sostanzialmente esercitano funzioni di personale permanente. Il diritto nazionale non prevede misure efficaci per evitare tali abusi, constata la Commissione, che ravvisa in questo un'infrazione alla direttiva Ue sul lavoro a tempo determinato. Per quanto riguarda i trasporti, l'infrazione contestata all'Italia è di non aver ancora istituito, a quattro anni dalla scadenza del 3 dicembre 2009, un'agenzia nazionale permanente per vigilare sulla corretta applicazione dei diritti dei passeggeri nelle ferrovie, né stabilito norme volte a sanzionare le violazioni della legislazione comunitaria pertinente. Senza queste due misure giuridicamente vincolanti, i passeggeri che si spostano in treno in Italia o dall'Italia verso altri paesi dell'Ue non saranno in grado di far valere i loro diritti in caso di problemi durante il viaggio. Per ora esiste solo un organismo provvisorio, che non dispone delle piene competenze né dell'autorità necessaria per far applicare le norme dell'Ue sui diritti dei passeggeri. Il decimo parere motivato di Bruxelles rigurda, infine, l'esenzione Iva per le spese accessorie delle importazioni (in particolare i costi di trasporto e delle assicurazioni). Quest'esenzione che in Italia si applica solo se le spese sono già state tassate alla frontiera, cio' che rischia di generare oneri amministrativi sproporzionati a carico dei trasportatori e dei commercianti. Secondo la direttiva Ue sull'Iva, invece, le spese accessorie devono essere incluse nella base imponibile delle importazioni e restare esenti da Iva finché non raggiungono il loro primo luogo di destinazione.

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