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pubblicato il 06/gen/2014 15:23

Cultura: il fotogiornalismo di Robert Capa a Palazzo Braschi

Cultura: il fotogiornalismo di Robert Capa a Palazzo Braschi

(ASCA) - Roma, 6 gen 2014 - Precursore del neorealismo e padre fondatore del fotogiornalismo, Robert Capa il famoso fotografo ungherese, in mostra ma solo fino a stasera a Palazzo Braschi a Roma, il museo eccezionalmente aperto per la festa dell'Epifania. Robert Capa, ha vissuto la maggior parte della sua vita nei campi di battaglia, seguendo i cinque maggiori conflitti mondiali: la guerra civile spagnola, la guerra sino-giapponese, la seconda guerra mondiale, la guerra arabo-israeliana del 1948 e la prima guerra d'Indocina. Di lui si innamoro' perdutamente l'attrice svedese Ingrid Bergman, mentre era ancora sposata con il primo marito. Ingrid Bergman riconobbe poi nel neorealismo di Roberto Rossellini, che sposo' in seconde nozze, la forza dirompente di quelle immagini fotografiche che aveva cominicato ad amare proprio con Capa. Sono settantamila le foto scattate in quasi quarant'anni di vita. Questa e' l'eredita' custodita a New York, all'International Center of Photography. Da questo enorme patrimonio il fratello Cornell e il biografo di Capa Whelan hanno selezionato 937 foto, tra le piu' caratteristiche ed importanti che hanno dato vita a tre serie identiche - le master Selection I, II e III - ognuna completa di tutte le immagini, conservate a New York, Tokyo e Budapest.

Una selezione di 78 fotografie sono state ospitate nel Museo di Roma Palazzo Braschi nella mostra ''Robert Capa in Italia 1943 - 1944''. Per l'occasione sono stati utilizzati i nuovi ambienti espositivi, destinati esclusivamente alle mostre temporanee.

Una volta ultimati i lavori di allestimento di tutti gli spazi recentemente restaurati, le sale espositive del Palazzo saranno 58, distribuite su tre piani. Questa importante esposizione, ideata dal Museo Nazionale Ungherese di Budapest e Fratelli Alinari, Fondazione per la Storia della Fotografia, e' promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Creativita' e Promozione Artistica - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali in collaborazione con il Museo Nazionale Ungherese di Budapest, il Ministero delle Risorse Umane d'Ungheria, il Fondo Nazionale Culturale, l'Istituto Balassi - Accademia d'Ungheria a Roma e l'Ambasciata di Ungheria a Roma.

L'organizzazione e' di Ze'tema Progetto Cultura e la cura di Beatrix Lengyel. Il catalogo e' una coedizione del Museo Nazionale Ungherese di Budapest e Fratelli Alinari, Fondazione per la Storia della Fotografia.

Una mostra - la cui tappa successiva sara' Firenze presso il MNAF Museo Nazionale Alinari della Fotografia dal 10 gennaio al 30 marzo 2014 - organizzata in occasione dell'Anno Culturale Ungheria Italia 2013 che coincide con il centenario della nascita di questo grande maestro della fotografia del XX secolo (1913-1954) e che racconta con scatti in bianco e nero il settantesimo anniversario dello sbarco degli alleati.

Esiliato dall'Ungheria nel 1931, inizia la sua attivita' di fotoreporter a Berlino e diventa famoso per le sue fotografie scattate durante la guerra civile spagnola dal 1936 al 1939.

Quando arriva in Italia come corrispondente di guerra, ritrae la vita dei soldati e dei civili, dallo sbarco in Sicilia fino ad Anzio: un viaggio fotografico, con scatti che vanno da luglio 1943 a febbraio 1944 per rivelare, con un'umanita' priva di retorica, le tante facce della guerra spingendosi fin dentro il cuore del conflitto.

Le immagini colpiscono ancora oggi per la loro immediatezza e per l'empatia che scatenano in chi le guarda. Lo spiega perfettamente John Steinbeck in occasione della pubblicazione commemorativa di alcune foto di Robert Capa ''Capa sapeva cosa cercare e cosa farne dopo averlo trovato. Sapeva, ad esempio, che non si puo' ritrarre la guerra, perche' e' soprattutto un'emozione. Ma lui e' riuscito a fotografare quell'emozione conoscendola da vicino.'' Ed e' cosi' che Capa racconta la resa di Palermo, la distruzione della posta centrale di Napoli o il funerale delle giovanissime vittime delle Quattro Giornate di Napoli. E ancora, vicino a Montecassino, la gente che fugge dalle montagne dove infuriano i combattimenti. E i soldati alleati, accolti a Monreale dalla gente, o in perlustrazione in campi opachi di fumo.

Settantotto fotografie nelle quali l'obiettivo di Capa mostra una guerra subita dalla gente comune, piccoli paesi uguali in tutto il mondo ridotti in macerie, soldati e civili vittime della stessa strage.

Cosi' Ernest Hemingway, nel ricordare la scomparsa, descrive il fotografo: E' stato un buon amico e un grande e coraggiosissimo fotografo. Era talmente vivo che uno deve mettercela tutta per pensarlo morto''.

ram

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