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pubblicato il 11/apr/2013 17:39

Crisi: Ue, la crisi compromette il dialogo sociale

Crisi: Ue, la crisi compromette il dialogo sociale

(ASCA) - Roma, 11 apr - L'attuale crisi economica compromette seriamente il dialogo tra i rappresentanti dei lavoratori e dei datori di lavoro e i governi. Lo rivela la Commissione Ue in un rapprto diffuso oggi sulle relazioni industriali.

La relazione di Bruxelles evidenzia che le riforme adottate recentemente dai governi non sono sempre state accompagnate da un dialogo sociale pienamente efficace, con la conseguenza che le relazioni industriali sono sempre piu' conflittuali in Europa.

''Il dialogo sociale e' soggetto a crescenti pressioni nell'attuale contesto di calo della domanda macroeconomica, di inasprimento fiscale e di tagli della spesa pubblica.

Dobbiamo rafforzare il ruolo delle parti sociali a tutti i livelli, se vogliamo uscire dalla crisi e preservare i vantaggi del modello sociale europeo'', ha commentato il commissario europeo per l'Occupazione, gli affari sociali e l'inclusione, La'szlo' Andor.

''Un dialogo sociale ben strutturato - ha aggiunto - e' altresi' indispensabile per rispondere alle sfide del cambiamento demografico e per riuscire a migliorare le condizioni di lavoro e a rafforzare la coesione sociale. Il dialogo sociale deve essere intensificato negli Stati membri dell'Europa centrale e orientale, nei quali e' attualmente sensibilmente piu' debole''.

In considerazione dei tagli della spesa pubblica in numerosi Stati membri, la relazione affronta essenzialmente i rapporti di lavoro nel settore pubblico: amministrazione pubblica, istruzione e assistenza sanitaria. I governi - si legge - hanno considerato prioritari gli incrementi di efficienza nella ristrutturazione del settore pubblico. In alcuni paesi questo processo ha continuato il suo corso seguendo un approccio piu' equilibrato che suscita minori tensioni e conserva cosi' il margine per soluzioni collettive tra i sindacati e il settore pubblico, prosegue la Commissione. In altri paesi i metodi scelti per attuare decisioni hanno spesso escluso il ricorso al dialogo sociale. Tale tendenza non si registra unicamente nei paesi che beneficiano dell'assistenza finanziaria dell'UE e del Fondo monetario internazionale. Di conseguenza, in molti Stati membri - conclude Bruxelles - l'inasprimento fiscale e i tagli della spesa pubblica hanno generato un'ondata di vertenze di lavoro e hanno messo in evidenza la natura contestata di alcune delle misure di riforma che non sono passate al vaglio del dialogo sociale.

com-rba/sam/ss

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