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pubblicato il 09/giu/2014 13:09

Crisi: Squinzi, Eurozona non e' fuori. Rischio mix recessione-deflazione

Crisi: Squinzi, Eurozona non e' fuori. Rischio mix recessione-deflazione

(ASCA) - Milano, 9 giu 2014 - ''L'Eurozona e' tutt'altro che fuori dalla crisi, inclusa la Germania''. Questa l'analisi del presidente di Conifindustria, Giorgio Squinzi, sullo 'stato di salute' dell'economia europea. Secondo il numero uno degli industriali, ''non c'e' rischio inflattivo, ma una combinazione assai rischiosa tra recessione e spinta deflattiva. La crescita langue e il lavoro ne soffre, ovunque''. Positiva, dunque, l'azione della Bce che ''spinge fortemente al rilancio degli investimenti con un'immissione di liquidita' condizionata. E' un bene che sia stata fatta e Draghi stesso ha detto che non e' l'inizio''. Inoltre, per Squinzi occorre riavviare un confronto sugli eurobond ''per un rilancio su base comunitaria degli investimenti in infrastrutture e per allentare con cautela il rigore di bilancio che ci inchioda al fatidico quanto nefasto 3%''. Secondo il numero uno degli industriali, la Bce sta assumendo il profilo della Banca Federale, e questo e' positivo perche' rappresenta ''una delle condizioni essenziali per il rilancio della crescita e dell'integrazione delle economie continentali. Siamo ancora lontani dal traguardo - ha detto ancora Squinzi - ma i passi che sono stati fatti in questi anni con la guida esperta e decisa di Draghi mi fanno ben sperare per il futuro''. Quanto all'Italia, Squinzi e' tornato a puntare l'indice su un tema a lui caro, che considera tra i principali freni allo sviluppo: la macchina statale e' ''elefantiaca'' e percio' ''prima che frani definitivamente occorre ridimensionarla e ridarle un volto giusto e benevolo verso i cittadini e le imprese''. ''Le nostre istituzioni rappresentative - ha detto - sono pletoriche, inefficienti e costose. I tempi della Pa sono assurdamente lunghi''. E' per questo che, secondo Squinzi, ''le riforme sono urgenti e necessarie''. La priorita' e' ''ridurre seriamente i costi di funzionamento della burocrazia, cancellando tutto cio' che sottrae valore ed efficienza e crea una rete capillare di nepotismo e di ruoli inutili''. Infine, il leader degli industriali sullo scottante capitolo corruzione ha mostrato di non avere dubbi: chi corrompe deve uscire da Confindustria. E non importa se lo abbia fatto perche' costretto dalle circostanze. Quando la corruzione coinvolge il mondo dell'impresa, ''siamo noi i primi ad essere danneggiati'', ha detto Squinzi che ha osservato: ''Non ci interessa sapere se gli imprenditori che corrompono lo fanno perche' obbligati o per vero e proprio spirito doloso. Essi non possono stare tra noi, questo deve essere chiaro''. Il problema, secondo Squinzi, e' che quando la corruzione coinvolge il mondo dell'impresa ''non si fa che assecondare una cultura assai radicata nel Paese che vede l'imprenditore un disonesto o comunque uno che cerca di aggirare le regole. Non e' cosi'. Noi lavoriamo nelle regole e le rispettiamo e chi non lo fa deve stare fuori da casa nostra. Noi - ha concluso - vogliamo essere un Paese efficiente e trasparente''. fcz/mau

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