martedì 28 febbraio | 18:16
pubblicato il 16/nov/2011 11:19

Crisi/ Si modera tensione su Btp,Milano +2,6% in attesa di Monti

Rendimento titoli 10 anni rientra sotto 7%,spread sotto 500 punti

Crisi/ Si modera tensione su Btp,Milano +2,6% in attesa di Monti

Roma, 16 nov. (askanews) - Si rafforzano i recuperi della Borsa di Milano, mentre continuano ad attenuarsi le pressioni sui titoli di Stato della penisola nell'attesa che il premier incaricato Mario Monti sciolga le riserve e annunci una nuova squadra di governo. Ieri, al termine di un'altra seduta difficile, in cui le emissioni del paese hanno subito altre vendite - che si riflettono in aumenti dei rendimenti e del loro differenziale (spread) rispetto ai Bund della Germania - Monti ha deciso di intervenire con una breve conferenza stampa, in cui ha lanciato pochi e chiari messaggi, tra cui quelli di dirsi fiducioso sul fatto che il paese "saprà superare questa fase difficile". Le sue parole e la prospettiva che stia per formarsi effettivamente un nuovo governo hanno avuto ampio spazio sui portali di finanza globali, mentre da giorni gli allarmi sull'Italia sono al centro dell'attenzione dei mercati e alla base delle rinnovate tensioni sulla crisi debitoria nell'area euro. A tarda mattina alla Borsa di Milano il Ftse-Mib si attesta al più 2,59 per cento, le altre maggiori Borse europee procedono contrastate mentre l'euro cerca di moderare i ribassi delle passate ore attestandosi a 1,3476 dollari. Così, dopo alcune incertezze mattutine, i rendimenti sui Btp hanno segnato una chiara attenuazione - a riflesso di recuperi dei prezzi che su queste emissioni sono in un rapporto inversamente proporzionale con i tassi retributivi. Sui Btp a 10 anni i rendimenti sono scesi fino al 6,75 per cento, secondo Bloomberg, dal 7,13 per cento visto in apertura, mentre lo spread rispetto ai Bund è rientrato al di sotto della soglia allarmistica dei 500 punti base, o 5 punti percentuali, scendendo fino a 492 punti. Soprattutto però è rassicurante che il rendimento lordo dei Btp torni sotto il 7 per cento, perché è una soglia ritenuta isostenibile e anche foscamente simbolica, dato che fu una volta superato questo livello che dopo un certo periodo Grecia, Irlanda e Portogallo si rassegnarono a chiedere aiuti.

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