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pubblicato il 10/lug/2014 10:39

Crisi: Sda Bocconi, dal 2007 chiuse 8 mila Pmi e 405 mila posti persi

(ASCA) - Roma, 10 lug 2014 - Centoventi miliardi di euro di fatturato andati in fumo, 405.317 posti di lavoro persi, 8.841 imprese scomparse. E' la tragica contabilita' dei colpi inflitti dalla crisi al sistema delle piccole e medie imprese italiane secondo la prima rilevazione dell'Osservatorio sulla competitivita' delle pmi della SDA Bocconi, presentato questa mattina a Milano.

L'Osservatorio, che analizza l'intero universo delle imprese italiane con fatturato compreso tra 5 e 50 milioni di euro, rileva che delle 55.709 imprese di queste dimensioni attive all'inizio del 2007, il 15,9% (8.841) ha cessato di esistere entro il 2013. Queste aziende, pur costituendo solo il 6,1% delle imprese italiane, producono il 39% del Pil e occupano 2.291.000 persone.

Da una parte, i dati dell'Osservatorio mostrano che le imprese sopravvissute registrano tassi di crescita lusinghieri: +26% tra il 2007 e la fine del 2012, ovvero l'equivalente di una crescita media del 4,8% l'anno, e una sola battuta d'arresto nel 2009 (-5,3%), ma con un 2012 piuttosto debole, caratterizzato da una crescita media dell'1,6% e da una meta' della popolazione con crescita negativa.

Dall'altro, i risultati evidenziano segni crescenti di tensione finanziaria. L'analisi del rapporto tra posizione finanziaria netta ed ebitda mostra che le imprese con un'ottima capacita' di ripagare il debito (rapporto inferiore a 1,5) sono passate dal 26,7% al 21,3%, mentre quelle in chiara difficolta' finanziaria (rapporto superiore a 7,5) sono cresciute dal 17,1% al 26,3%.

Il periodo di pay-back del debito si e' allungato di circa un anno e mezzo e dopo una riduzione del rapporto debiti/patrimonio netto di mezzo punto (da 2,9 a 2,5) tra il 2007 e il 2008, l'indicatore non si e' piu' mosso in modo significativo, rimanendo pericolosamente alto. Nel 2012, per la prima volta, le pmi hanno ridotto gli investimenti, nel tentativo di ridurre il debito bancario. L'incidenza degli oneri finanziari, in compenso, e' progressivamente diminuita con la riduzione dei tassi d'interesse. ''Ma se i tassi d&rsqu o;interesse dovessero tornare ai livelli del 2008'', avverte Federico Visconti, responsabile dell'Osservatorio, ''il costo in termini di maggiori oneri sul debito salirebbe di circa 3,7 miliardi di euro''.

Nel quadro di una redditivita' complessivamente buona (Roi medio del 7,6% l'anno nel periodo), le pmi che hanno saputo reggere meglio alla crisi sono quelle con una struttura proprietaria piu' concentrata, mentre le imprese di dimensioni piu' ridotte (tra i 5 e i 10 milioni di euro di fatturato) si sono dimostrate piu' redditizie, ma tradiscono una struttura patrimoniale da rafforzare.

La ricerca individua, infine, 1.165 pmi (il 2,5% della popolazione) piu' forti di ogni avversita'. Sono le aziende di successo che hanno registrato un tasso di crescita positivo e un Roi sempre superiore alla media nel periodo 2007-2012. Tali imprese sono localizzate soprattutto in Veneto, Emilia-Romagna, Piemonte e Liguria, hanno dimensioni superiori alla media e una storia piu' lunga alle spalle. I settori piu' rappresentati tra le pmi di successo sono il commercio all'ingrosso e il manifatturiero (meccanica, alimentari e bevande e chimico-farmaceutico in testa). Il loro tasso di crescita medio nel periodo e' stato pari al 12,4% (circa due volte e mezzo quello degli altri) e la redditivita' operativa sempre doppia rispetto al resto delle pmi.

red/glr

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