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pubblicato il 11/giu/2013 16:37

Crisi: Paolazzi (Confindustria), siamo vicini al fondo

(ASCA) - Padova, 11 giu - ''Non abbiamo ancora toccato il fondo, ma ci siamo vicini. L'Italia e' sprofondata nella peggiore recessione dall'Unita'. Tuttavia, indicatori come la stabilizzazione del mercato auto e gli ordini dall'estero, schiudono spiragli. Segnali che vanno colti e amplificati dalle politiche economiche, facendo leva sull'unico vero grande vantaggio competitivo del nostro paese: la sua vocazione industriale''.

Prova a dare un messaggio di fiducia alla platea di imprenditori, il direttore del Centro Studi Confindustria Luca Paolazzi, ospite ieri sera allo Sheraton dell'incontro ''L'Europa e l'Italia nel secolo asiatico'' organizzato da Confindustria Padova, in collaborazione con Cassa di Risparmio del Veneto.

''Un'economia di guerra'', e' il bilancio di crisi tracciato da Paolazzi: 70mila imprese manifatturiere chiuse in cinque anni, produzione crollata del 25% (in alcuni settori di oltre il 40%), distruzione del 15,3% del potenziale manifatturiero.

Come risollevarsi? ''Una parte della caduta e' permanente - afferma Paolazzi -. Senza una nuova politica economica che rilanci la crescita e il manifatturiero, l'Italia e' destinata a regredire nel benessere''. La lezione arriva proprio dai paesi che hanno puntato sull'industria e la conoscenza, come Stati Uniti, Cina, India, Giappone, Brasile, Corea del Sud. Numeri alla mano, ''piu' cresce il peso del manifatturiero, piu' aumenta la progressione del Pil, tanto che un punto in piu' di manifatturiero vale in paesi come l'Italia, 1,5 punti di maggiore crescita''. Ma il nostro paese sconta gap importanti che causano iniquita' e inefficienze: pressione fiscale, costi del fare impresa, scarsa produttivita', costo dell'energia. ''La prima cosa da fare sarebbe ridurre drasticamente l'aliquota sui redditi, diminuire dell'8% il costo del lavoro nell'industria manifatturiera, agendo sui contributi sociali e previdenziali''.

Nella gara della conoscenza pesa anche la scarsa attenzione ai giovani: ''60mila l'anno, di cui 45mila laureati, lasciano l'Italia''. ''Guarire dalla malattia della lenta crescita - conclude Paolazzi - e' un gioco dove tutti vincono. Ma richiede la piena e convinta collaborazione di ogni attore economico e sociale''.

fdm/mpd

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