sabato 21 gennaio | 16:21
pubblicato il 13/gen/2014 18:01

Crisi: mercato vede ripresa ma servono riforme strutturali

(ASCA) - Roma, 13 gen 2014 - Piu' 10 per cento in un mese. Di solito, nella ''letteratura giornalistica'' finanziaria, una simile premessa autorizza a un'immancabile domanda: ''E' vera gloria?''. E potrebbe anche starci una risposta pacata, fattuale: da gennaio 2013 ad oggi, in un anno, il saldo totale e' del 12%, quindi il rimbalzo dell'ultimo mese fa semplicemente giustizia della vorticosa discesa estiva. Lo sostiene Il Ghirlandaio, evidenziando pero' come ''stavolta commentare in modo stereotipato l'altalena dei corsi sul mercato azionario italiano sarebbe un errore, perche' ci sono molte cose - da oggi ai prossimi tre-quattro mesi - che stanno elettrizzando gli investitori, non solo italiani, e li tengono concentrati sul nostro listino''.

Proviamo a vedere quali.

1) I macroscenari. Tutti gli osservatori economici concordano nel dire che il 2014 sara' un anno di ripresa, sia pur lenta, per l'economia italiana. In un quadro europeo dominato dalla bassa inflazione e dai bassissimi tassi d'interesse, che la Bce di Mario Draghi non intende per ora porre in discussione, la possibilita' che le imprese private con la loro redditivita' riescano di per se' a rappresentare un oggetto di attrazione per i tanti capitali in libera uscita nel mondo e' concreta. Anche perche' e' un fenomeno gia' in atto, sia pure spesso a condizioni di rapina: da Telecom ad Alitalia (che redditivita' oggi non ha, anzi, ma potenzialita' si'!) per non parlare delle ''perle'' della moda, e' chiaro che il ''made in Italy'' piace come non mai, e l'apoteosi di Moncler nella sua quotazione o la rissa di pretendenti per Versace confermano che soprattutto alcuni settori a forte contenuto d'immagine in un contesto del genrre possono attirare.

2) I tesori nascosti. Quel che poi ''intriga'' maggiormente una non piccola schiera di investitori internazionali sono le straordinarie potenzialita' che l'Italia dimostrerebbe se solo si allentassero alcuni dei tanti, assurdi vincoli, che ci frenano, dal costo del denaro a quello dell'energia. Non che l'Italia di oggi sia piu' affidabile di quella di ieri e di ieri l'altro, anzi: sono tre anni dal ''picco'' dello spread nell'ultima estate dell'ultimo governo Berlusconi, e nessuna delle riforme strutturali richiesteci dall'Europa - se si esclude quella delle pensioni, severa anche se maldestramente condotta - sono state fatte.

Pero': pensiamo a quanta forza ci darebbero se fossero fatte.

E perche' credere che cio' possa finalmente accadere? Autorizzano a crederlo, o almeno sperarlo, due fattori, entrambi molto attraenti per gli stranieri: il fatto che il centrodestra berlusconiano, dopo la scissione, appaia irrimediabilmente indebolito e che il Cavaliere, dopo la condanna, appaia sempre piu' un personaggio folcoristico e sempre meno un papabile al ritorno sulla scena politica; e poi la variabile Renzi, che oggettivamente ispira una curiosita' positiva per il suo modo di comunicare inedito, la giovane eta' e le prime cose che sta facendo da segretario del Pdc. Insomma, se l'Italia finalmente ''si muovesse'', potrebbe sprigionare una riserva di potenza sullo sviluppo economico finora del tutto inespressa. Un piccolo ma assai significativo segnale va colto, in questo senso, nel grande successo riscosso dalla ''campagna adesioni'' dell'Expo 2015 di Milano, che ad oggi conta ben 141 adesioni di altrettanti Paesi, per un totale di 60 padiglioni, contro i 115 Paesi per 42 padiglioni dell'edizione 2010 di Shanghai. 3) La microeconomia. Ma c'e' di piu'. Da qui al mese di maggio, il governo Letta dovra' sciogliere una serie di nodi economici che vengono seguiti con estrema attenzione dagli investitori stranieri, anche quelli piu' speculativi: i quali guardano con interesse, ad esempio, all'imminente stagione delle nomine pubbliche, che dovra' confermare o cambiare i vertici di Eni, Enel, Finmeccanica, Terna, Poste e varie altre societa' minori. Quando c'e' movimento si crea sempre tensione speculativa, il che di per se' e' un bene per la vitalita' del mercato borsistico. Se poi Renzi riuscira' a fare la legge elettorale, si entrera' in una sorta di lunga vigilia del voto, con Berlusconi deciso a chiedere le elezioni politiche in data unica con le europee di maggio, obiettivo forse per lui irraggiungibile, ma comunque con la certezza che al piu' tardi nell'inverno del 2015 si tornera' alle urne per dar modo alla generazione dei quarantenni di insediarsi al governo con una piu' chiara benedizione popolare, ammesso che essa arrivi. Oltretutto, l'ipotesi di una nuova tornata elettorale italiana oltre che europea elettrizza il settore finanziario tricolore - fattore di traino determinante sull'intero listino - perche' la tregua sui titoli di Stato sembra poter durare e le casse degli istituti di credito italiani sono destinate ancora per qualche tempo a restare piene piu' di Btp che di crediti nei confronti di imprese e famiglie, e si sa che i primi sono piu' ''sicuri'' dei secondi. www.ilghirlandaio.it.

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