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pubblicato il 18/gen/2014 11:51

Crisi: dal Nordest piano degli industriali di Pordenone per il rilancio

Crisi: dal Nordest piano degli industriali di Pordenone per il rilancio

(ASCA) - Pordenone, 18 gen 2014 - Parte dal cuore del Nordest l'orgogliosa reazione degli industriali italiani di fronte alla crisi che grava sul comparto. Da quella che si autodefiniva in passato la Manchester italiana per la forte concentrazione di attivita' manifatturiere, oggi pesantemente in difficolta' per la crisi del sistema della casa (mobili, arredamento, elettrodomestici, ceramica), viene una iniziativa, promossa dall'Unione degli Industriali con il supporto della locale Camera di Commercio, per un un Patto per rilanciare competitivita' d'impresa ed occupazione.

Michelangelo Agrusti, presidente di Unindustria Pordenone, descrive cosi' il fenomeno: ''La piena occupazione, l'elevata qualita' della vita hanno lasciato il posto, dopo la crisi iniziata nel 2008, a gravi preoccupazioni. Il modello di 'capitalismo molecolare' soffre di piu' a causa della concentrazione della sua manifattura in settori piu' influenzati ed influenzabili da calo della domanda interna e della competizione globale da produttori di basso costo''.

La consapevolezza di essere di fronte non piu' ad una crisi congiunturale ma alla necessita' di un cambio di paradigma, ha portato ad assumere un'iniziativa ''anzitutto per impedire la distruzione di un patrimonio industriale e per individuare alcune fondamentali leve per costruire un nuovo possibile sviluppo industriale del territorio''.

Sulla stessa lunghezza d'onda Giuseppe Bono, presidente della Confindustria del Friuli-Venezia Giulia, oltre che Ceo di Fincantieri, che ha invitato ad un'azione per rimettere, anzitutto nel dibattito culturale, l'impresa al centro del sistema, come strumento per la crescita economica. ''Per troppo tempo - ha detto Bono intervenendo alla conferenza stampa di presentazione della proposta incentrata su Pordenone laboratorio di una nuova competitivita' industriale - abbiamo lasciato che l'agenda venisse dettata da altri. Per troppo tempo gli industriali hanno abdicato tranne poi criticare la politica o addirittura mettersi in politica.

L'agenda vediamo di dettarla noi. Utile quindi il documento presentato oggi: una base minima per partire. Se non venisse accettata, ne subiremmo la perdita come territorio''.

sat/

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