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pubblicato il 10/set/2013 09:57

Crisi: Confesercenti, recessione agli sgoccioli. Nel 2014 pil +1% (1upd)

(ASCA) - Roma, 10 set - La recessione e' agli sgoccioli: e se il 2013 si chiudera' con una contrazione del PIL dell'1,7%, nel 2014 dovrebbe finalmente materializzarsi la tanto attesa inversione di tendenza, con una crescita del prodotto interno lordo dell'1%. A certificare la ripresa e' il consueto rapporto di previsioni macro-economiche Confesercenti-REF che, pero', invita a non ritenere 'archiviata' la crisi. Si tratta - spiega la confederazione - di una ''ripresina'', ancora fragile e incerta, che comunque non bastera' a creare nuovo lavoro: anche nel corso del prossimo anno, infatti, gli occupati continueranno a scendere (-0,2%), mentre il tasso di disoccupazione tocchera' quota 12,8%, il 2,1% in piu' rispetto al 2012.

Il 2014 dovrebbe dunque segnare la fine di una delle crisi piu' lunghe e dure della nostra storia: in soli 6 anni (tra il 2007 e la prima meta' del 2013), l'Italia ha perduto l'8,7% di Pil (il conto arriva addirittura al 10%, se si considera il Pil pro-capite), il 27,1% di investimenti e il 4,4% di esportazioni. A pesare sulla nostra economia - ricorda Confesercenti - e' stata soprattutto la crisi della domanda interna, che e' diminuita dal 2007 dell'11,8%. Un dato che si e' riflesso non solo sul Pil, ma anche sulle importazioni (che hanno subito un vero e proprio crollo, segnando il -15,6%) e sui consumi. Questi si sono infatti erosi come non era mai accaduto prima, registrando nel periodo preso in esame una contrazione del 7,1%. A soffrire di piu' soprattutto beni durevoli (-27,4%) e semidurevoli (-14,7%). La recessione non dara' segno di volersi allentare prima del prossimo anno. Secondo le previsioni Confesercenti Ref, il 2013 chiudera' infatti con il segno meno in quasi tutte le voci: oltre al Pil, in caduta dell'1,7%, scendono anche i consumi nazionali e delle famiglie (rispettivamente -2% e -1,8%), gli investimenti (-6%), il reddito disponibile (-0,1%) e le unita' di lavoro totali (-1,7%). Diminuisce, rispetto al 2012, anche il saldo primario: lo scorso anno l'Italia aveva messo a segno il 2,5%, quest'anno il 2,3%.

Cresce invece nel 2013 l'indebitamento netto (-3,2%, nel 2012 era il -3%) e il rapporto debito/pil, che arriva a quota 131,6%. Permane un clima di incertezza sui consumi, nonostante l'aumento del reddito disponibile. Secondo le previsioni di Confesercenti-REF, anche nel corso del prossimo anno i consumi finali nazionali si contrarranno, segnando lo 0,2% in meno. Ma la nota positiva e' che sembra essere finito il grande crollo della spesa delle famiglie: dopo due anni di consecutivi di calo, la voce nel 2014 segnera' lo +0,5%, il +0,6% se si considerano i consumi interni delle famiglie a prezzi costanti. A riprendersi, saranno, pero', soprattutto i beni durevoli: dopo una lunga fase di rinvio degli acquisti, lo stock di beni durevoli in possesso delle famiglie si e' deteriorato, giustificando una nuova domanda. Ma le famiglie italiane vengono da un lungo periodo di perdita di potere d'acquisto, e potrebbero utilizzare i primi guadagni per iniziare a ricostituire il flusso dei risparmi, fortemente ridottosi negli ultimi anni. Nonostante l'aumento della pressione fiscale, a livelli record negli ultimi due anni, l'Italia non riesce ad abbattere il suo debito. Il rapporto tra debito pubblico e prodotto intorno lordo, infatti, arrivera' al 131,6% quest'anno e rimarra' sostanzialmente invariato nel 2014, a quota 131,4%. Diventa quindi fondamentale cambiare passo.

Confesercenti suggerisce di varare una terapia d'urto, i cui obiettivi di fondo debbono essere: riduzione della pressione fiscale; rilancio degli investimenti pubblici al centro ed in periferia; attuazione della spending review come metodo permanente di riqualificazione della spesa pubblica, con azzeramento degli sprechi e maggiore efficienza ed efficacia della spesa; liquidazione di assett pubblici improduttivi per abbattere piu' velocemente il debito e ridurre gli interessi. I risparmi di spesa vanno conseguiti attraverso una strategia di politica economica che puo' portare a recuperare circa 70 miliardi nel medio periodo (50 miliardi di taglio e 20 di effetti moltiplicativi). red/glr

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