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pubblicato il 12/apr/2013 12:00

Crisi/ Confesercenti: Crollano aperture, -50% primi 2 mesi 2013

Dato peggiore ultimi 20 anni. Ogni giorno spariscono 167 imprese

Crisi/ Confesercenti: Crollano aperture, -50% primi 2 mesi 2013

Milano, 12 apr. (askanews) - Dopo l'industria, tocca al commercio lanciare il proprio allarme rosso. Nei primi due mesi del 2013 a causa del calo dei consumi e del generale impoverimento degli italiani, secondo l'Osservatorio Confesercenti, sono spariti quasi 10.000 esercizi commerciali. A conclusione del primo trimestre, la perdita potrebbe arrivare a oltre 14.000 imprese, il dato peggiore degli ultimi 20 anni, mentre per fine anno il saldo negativo potrebbe toccare quota 60mila imprese con la perdita di circa 200mila addetti: una vera e propria ecatombe. A questi dati negativi si aggiunge il problema degli esercizi sfitti che in tutta Italia sono ormai 500mila, con il risultato che sono sfumati 25 miliardi di canoni e 6,2 miliardi di gettito fiscale: più dell'Imu prima casa, pari a circa 4 miliardi di euro. Anche i pubblici esercizi vivono un momento disastroso: secondo le proiezioni dell'associazione, nel trimestre chiuderanno più di 9.500 tra bar, ristoranti e simili, mentre le nuove aperture sono state 3.181 (-25%), per un saldo finale negativo di 6.401 unità. La situazione insomma è drammatica, occorrono delle misure urgenti. Per questo Confesercenti, dopo la giornata di mobilitazione nazionale del 17 marzo scorso prosegue nella raccolta firme contro le aperture domenicali e in favore del "Canone revisionabile": una proposta di legge di iniziativa popolare per riportare nell'alveo delle competenze regionali le normative su aperture e chiusure delle attività commerciali, e porre così un freno all'eccesso di liberalizzazioni. Il numero di firme necessario per il successo dell'iniziativa è di 50.000 e ad oggi ne sono già state raccolte più di 40mila. La raccolta terminerà a fine mese. Analizzando l'articolazione geografica delle chiusure del primo bimestre, i risultati peggiori si rilevano nel centro-nord, che registra 7.885 chiusure a fronte di 2.054 aperture; Sud e Isole sembrano resistere un pò di più, con 5.890 cessazioni e 1.938 nuove iscrizioni. Tra i comuni capoluoghi di Provincia, invece, la maglia nera va a Roma, con 553 chiusure per un saldo negativo di 392 unità. Seguono Torino (306 cessazioni, saldo negativo di 231 unità) e Napoli, dove le attività commerciali che hanno abbassato la serranda sono state 238, per un saldo finale che ha visto scomparire 133 imprese. Varia di città in città la percentuale di negozi rimasti senza affittuario. Secondo l'indagine Anama-Confesercenti, tra i capoluoghi presi in esame il centro storico più desertificato è quello di Cagliari, con il 31% dei negozi chiusi - quasi uno su tre. Seguono Rovigo (29%), Catania (27%) e Palermo (26%). I dati sono relativi ai soli centri storici: nelle periferie il fenomeno è ancora più forte.

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