giovedì 19 gennaio | 20:43
pubblicato il 28/set/2013 17:27

Crisi: Confesercenti, crescono solo imprese web. Cambiare mentalita'

Crisi: Confesercenti, crescono solo imprese web. Cambiare mentalita'

(ASCA) - Roma, 28 set - In Italia boom di imprese che vendono via web: +24,5% su gennaio 2012. Negli ultimi 20 mesi saldo positivo di 2250 unita', quasi 4 negozi online in piu' al giorno. Il commercio al dettaglio in sede fissa e' ancora alle prese con la crisi, ma i negozi del web continuano a crescere. Lo attestano le rilevazioni dell'Osservatorio Confesercenti che vedono, da gennaio 2012 ad agosto 2013, le attivita' di commercio web cresciute da 9.180 a 11.430: un saldo positivo di 2.250 unita', pari a quattro imprese in piu' ogni giorno. Da qui linvito dell'organizzazine agli imprenditori a ''cambiare mentalita''' e il plauso alle misure in tal senso apportate dal cosiddetto Dl Fare. Il dettaglio territoriale mostra come, da gennaio 2012 a fine agosto, l'incremento maggiore di imprese sia stato messo a segno nelle regioni del Mezzogiorno d'Italia, dove si realizza un aumento del 30,8%. Seguono il centro (+24,3%), il nord-est (+22,7%), il nord-ovest (+20,4%).

E' da notare, comunque, che la macro-regione del nord-ovest rimane ancora in testa per numero assoluto di esercizi: 3.330 contro i 3.118 del sud, in seconda posizione.

''Occorre cambiare mentalita': senza internet, senza Pos, senza eCommerce non si puo' piu' pensare di sopravvivere a lungo sul mercato. Le nuove imprese devono essere accompagnate nel loro percorso, dobbiamo sostenere le start-up'', commenta Mauro Bussoni, segretario generale Confesercenti. ''Per questo - prosegue - giudichiamo molto favorevolmente i voucher per l'informatizzazione e la formazione previsti dal Dl Fare: e' la strada giusta per sostenere le start-up.

Bene anche l'esenzione di imposta sulla cessione di azienda prevista dalla Delega Fiscale. Ma - allerta Bussoni - attenti alle contraddizioni: l'imposta sulle sigarette elettroniche, che dovrebbe servire proprio a reperire risorse per l'occupazione giovanile, rischia di uccidere un settore economico di grande peso, che impiega circa 5mila persone, per la grande maggioranza giovani'', conclude l'esponente di Confesercenti.

com-stt/sam/ss

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