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pubblicato il 24/mag/2014 12:00

Crisi, Cgil: 510mila in Cig ad aprile, 2.600 euro meno in busta

Situazione ancora "molto grave", perdita di reddito di 1,3 mld

Crisi, Cgil: 510mila in Cig ad aprile, 2.600 euro meno in busta

Milano, 24 mag. (askanews) - Oltre 350 milioni di ore di cassa integrazione registrate nei primi quattro mesi dell'anno, con un'esplosione per quella straordinaria, e più di 510 mila lavoratori coinvolti a zero ore per una perdita di reddito di 1,3 miliardi di euro, pari a 2.600 euro netti in meno in busta paga. Sono questi in estrema sintesi i dati che emergono dalle elaborazioni delle rilevazioni Inps da parte dell'Osservatorio cig della Cgil Nazionale nel rapporto di aprile. "Seppur con qualche timido segnale positivo, la situazione della produzione industriale, come della condizione di centinaia di migliaia di lavoratori, è ancora molto grave. La crescita esponenziale della cassa integrazione straordinaria segnala infatti la permanenza di un livello strutturale della crisi, economica e produttiva", ha osservato Elena Lattuada della Cgil nazionale. Nello specifico, ha sottolineato la dirigente sindacale, "preoccupa enormemente la situazione in cui versano alcuni settori e aree del paese, siderurgia ed edilizia in primis, realtà diverse tra loro ma accomunate da una generale sottovalutazione dello stato di crisi in cui versano". Inoltre, ha aggiunto Lattuada, "un discorso a parte lo merita la vicenda del Sulcis: da settimane i lavoratori dell'Alcoa sono accampanti in tenda a Portoveseme per chiedere garanzie per il loro futuro, per lo stabilimento e per l'intero territorio attraverso un intervento diretto della presidenza del Consiglio. Molti di questi lavoratori da mesi non ricevono alcun sostegno economico e sopravvivono grazie alla solidarietà degli altri lavoratori. Una situazione di grave disagio e di sacrificio, dopo i tanti fatti in questi anni, che merita risposte e soluzioni all'altezza". In generale, ha concluso Lattuada, "uscire dalla crisi, costruire una prospettiva positiva, non può che essere possibile mettendo al centro il lavoro, dalla sua difesa, attraverso l'urgente rifinanziamento della deroga, alla sua creazione. Il lavoro è il punto dal quale ripartire, in Italia come in Europa".

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