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pubblicato il 21/mag/2013 15:27

Crisi: Cgia, finora ''bruciate'' 85.000 imprese artigiane e commerciali

Crisi: Cgia, finora ''bruciate'' 85.000 imprese artigiane e commerciali

(ASCA) - Roma, 21 mag - Dall'inizio della crisi (gennaio 2008) ad oggi (l'ultimo dato disponibile e' riferito al 31 marzo 2013) abbiamo perso quasi 85.500 unita' imprenditoriali costituite da artigiani e da piccoli commercianti. I numeri sono stati elaborati dalla CGIA di Mestre su dati Infocamere-Movimprese. Se all'inizio della crisi questi due settori contavano complessivamente quasi 2.369.000 aziende, cinque anni dopo si sono attestate poco sopra i 2.283.000 unita'. Tra gli artigiani, in particolar modo, si e' registrata una vera e propria ecatombe: tra le 85.500 imprese che non ci sono piu', ben 77.670 (pari al 90,9%) erano imprese artigianali.

Nell'ultimo trimestre la moria e' continuata ad aumentare: tra il 31 dicembre dell'anno scorso e il 31 marzo di quest'anno ci ritroviamo con 27.800 imprese in meno. ''I lavoratori autonomi - segnala Giuseppe Bortolussi segretario della CGIA di Mestre - una volta chiusa l'attivita' si trovano per strada. A differenza dei lavoratori dipendenti, gli artigiani e i commercianti non possono usufruire di nessun ammortizzatore sociale. La cassa integrazione - sia essa in deroga, ordinaria o straordinaria - piuttosto che la mobilita' sono istituti dati in esclusiva ai lavoratori dipendenti. Per chi possiede una partite Iva, invece, una volta chiusa l'attivita' si apre da subito l'inferno della disoccupazione''.

Nonostante i dati della nati-mortalita' riferita al totale delle aziende presenti in Italia continua essere positivo (al 31-12-2012 il saldo e' stato pari a +18.911), il problema rimane la disoccupazione che, purtroppo, continua a crescere.

Cio' vuol dire che a chiudere sono le realta' imprenditoriali strutturate e con dipendenti, mentre ad aprire sono, in buona parte, micro aziende costituite quasi esclusivamente dal titolare.

''La contrazione del numero delle piccole attivita' artigianali/commerciali - conclude Bortolussi - va ricercata anche nella forte contrazione registrata in questi ultimi anni dai consumi delle famiglie. Queste attivita' imprenditoriali vivono quasi esclusivamente della domanda interna. Se quest'ultima crolla molte attivita' sono destinate alla chiusura. Per questo auspichiamo che il Governo scongiuri l'aumento dell'Iva previsto per il prossimo mese di luglio. Se non dovesse essere cosi', le saracinesche che nei prossimi anni resteranno abbassate per sempre continueranno ad aumentare in maniera preoccupante''.

com-fgl/

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